25 anni fa il suo omicidio: Libero Grassi un imprenditore libero di nome e di fatto. “Io non sono pazzo, non mi piace pagare, è una rinunzia alla mia dignità di imprenditore”

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Libero Grassi è l’imprenditore tessile che a Palermo, il mattino del 29 agosto 1991 alle ore 7:45 venne ucciso per aver detto no al pizzo.
Dopo aver subito continue estorsioni, l’imprenditore Grassi decise di far sentire il suo dissenso e inviò una lettera indirizzata al Giornale di Sicilia:
“Volevo avvertire il nostro ignoto estorsore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l’acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia. Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere. Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al Geometra Anzalone e diremo no a tutti quelli come lui”. (Libero Grassi, Caro estorsore, Giornale di Sicilia, 10 gennaio 1991) 

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Pochi mesi prima, sempre tramite la stampa, definiva scandalosa la sentenza del 4 aprile1991 emessa dal giudice catanese Luigi Russo, in cui si affermava che non è reato pagare la “protezione” ai boss mafiosi, allo stesso tempo schifato dalle dichiarazioni del presidente dell’associazione industriali il Dott. Salvatore Cozzo il quale dichiarava appoggio alle proteste di Libero ma solo in modo morale senza alcuna azione concreta.
Libero Grassi riguardo la politica dichiarava: ” Nell’ultimo anno la criminalità è cresciuta del 25% ecco perché i politici hanno preso più voti,solo perchè è cresciuta la criminalità”. La critica a quella politica proveniva da un sentimento di profonda solitudine, ma il suo rispetto per le istituzioni fu grande tanto da fargli rifiutare la scorta, secondo lui per il lavoro che svolgeva non c’era bisogno della scorta e non voleva mettere in pericolo altre vite perchè se qualcuno decretava la sua sentenza di morte non c’era scorta che tenesse.
La diversità di Libero Grassi stava proprio nel fatto di denunciare Cosa nostra, non solo nelle sedi istituzionali, ma parlando alla gente, scrivendo sui giornali andando anche in TV, perché bisognava raccontare a più persone possibili e cercare di scuotere le coscienze. Una scossa chiamata “Coraggio” da dare a quelli che non avevano la forza di denunciare.
La guerra di Libero Grassi venne  fermata da quattro colpi di pistola venticinque anni fa. Il figlio Davide al funerale del padre alzò due dita in segno di vittoria perché la vittoria non era della mafia, ma del padre che fino all’ultimo non si era piegato al pizzo dei mafiosi. 
Per il suo omicidio nel 1997 sono stati condannati Marco Favaloro e Salvatore Madonia come esecutori materiali dell’omicidio. Madonia sarà condannato al 41-bis anche per l’omicidio del poliziotto Natale Mondo, e insieme al fratello indagato per il fallito attentato all’Addaura al magistrato Giovanni Falcone.

« Io non sono pazzo, non mi piace pagare, è una rinunzia alla mia dignità di imprenditore. »
(Libero Grassi, intervistato da Michele Santoro, 11 aprile 1991)

Claudio Caruso