Ballottaggio Roma

Ballottaggio Roma: il futuro sindaco sostenga il teatro

Le luci in sala non sono spente“, gli artisti si mobilitano per chiedere, insieme ai cittadini romani, il luogo sacro che le Istituzioni hanno volutamente abbandonato.  Puntiamo il dito sul teatro e sui teatri di cintura.

Sono caldissime per non dire bollenti, le ultime ore che ci separano dal ballottaggio soprattutto nella Capitale. Si parla tanto, anche troppo, di stadio della Roma e di Olimpiadi; la percezione della gente si fa solo apparentemente confusa; sembra che tutta la campagna elettorale del prossimo sindaco di Roma sia incentrata su “pane e giochi circensi” o debba concentrarsi esclusivamente su questa tematica.

Noi oggi vogliamo parlare di cultura e di teatro. Cosa si farà e cosa si sta facendo per favorire, proteggere e sostenere la cultura? Come si scuotono cuori ed anime sopite? Parliamo di teatro, di letteratura e di arte, di cultura, quella che anima compagnie magari di sconosciuti e che agitano i teatri parrocchiali, quelli che portano nella città e le piccolo paese il teatro, il cinema, la letteratura o le immagini di tutto il mondo. Si parlava molto, fino a dieci anni fa, di teatri di “cintura” a Roma. Attualmente, salvo per quello di Ostia, gli altri due sono dolorosamente chiusi. Tor Bella Monaca, Quarticciolo, Teatro Elsa Morante, eppure si parla di spazi diventati, negli anni, punti di riferimento in territori che contano circa 250.000 mila residenti, con progettualità e laboratori non soltanto per compagnie amatoriali ma per attori professionisti, con grandissimi nomi in cartellone. Inoltre, ponti di lancio e punti di sviluppo per collaborazioni con importanti università, ricordiamo per l’esempio di Tor Vergata, a Roma.  Una chiusura che grida vendetta, all’ennesima colpevole chiusura di importanti spazi di cultura in quartieri di grande complessità sociale nella città eterna.

COSA CHIDERE AL FUTURO SINDACO DELLA CAPITALE

Come si confronterà il prossimo sindaco di Roma con le occupazioni, sicuramente non legali degli stabili ma ultimo ed estremo baluardo per diffondere la cultura e l’arte? E’ fresca notizia, la nuova occupazione del Teatro Valle, sabato scorso: “siamo tornati qui al Valle per far tornare al centro di Roma e degli interessi politici il teatro più importante – spiega uno degli occupanti – Non abbiamo intenzione di restarci per sempre, vogliamo soltanto riportare il Valle al centro della cultura romana“.

LA RICHIESTA VIA SOCIAL

Un grido di dolore spacca il desolante silenzio di questi ultimi tempi. Gli occupanti del Teatro Valle hanno inviato via Facebook e via Twitter ai due candidati sindaco che si sfideranno al ballottaggio di Roma, Giachetti-Raggi, il seguente messaggio “È sempre un bel giorno quando riapre un teatro. Partecipiamo?”

Il notissimo storico dell’arte, il giovane Tomaso Montanari, proposto come probabile e possibile Assessore alla Cultura da Virginia Raggi , è stato ed è ancora il garante della Fondazione Teatro Valle Bene Comune.  Per chi non ha avuto la fortuna di conoscerlo, Tomaso Montanari (con una sola “m” nel nome di battesimo) classe 1971, era ricercatore di ruolo di Storia dell’arte moderna,  si occupava nello specifico di Storia dell’arte e di Storia della critica d’arte. Sopra ogni altra cosa,  intelligente, fortissimo nel catturare le menti dei giovani studenti, un professore brillante che ha fatto amare l’arte e la storia dell’arte a centinaia di ragazzi.  Professore di ruolo, editorialista e blogger.

Il Teatro è questione molto cara alla città di Roma e tema delicato; il teatro è vivo perché parte delle nostre vite, non solo di chi lo fa ma anche di chi lo guarda. E’ patrimonio di tutti, accessibile a tutti, è un linguaggio comune, come la vita è possibilità per tutti, valorizza le esperienze di ognuno di noi consacrando la quotidianità dei gesti e cristallizzando emozioni.  Il teatro affronta tematiche sociali, vive tra la gente, aiuta chi  è costretto a lottare ogni giorno contro le barriere architettoniche, sociali e culturali di una città.

Il Teatro come l’arte tutta, ci spinge ad interrogarci sugli eventi che accadono e ci circondano, perché, come affermava Carlo Goldoni, “il Teatro è vita e la vita è Teatro” ed il Teatro Valle ritorna prepotentemente  alle cronache romane come simbolo della “cultura bene comune“.

Ci aspettiamo moltissimo per il bene comune, dal prossimo sindaco di Roma.

Alessandra Paparelli