Cercasi disperatamente collettore fognario e depuratore per 15mila abitanti

 

Pubblichiamo una riflessione di un membro del Cra (Comitato Risanamento Ambientale) sul mancato allaccio al collettamento fognario di Fonte Nuova. Questa riflessione fa seguito al comunicato del Cra che abbiamo già pubblicato.

 

Lavori iniziati, soldi pubblici spesi, tutto fermo ed a rischio sanzioni UE. 

La solita storia italiana, si dirà. Ma il doloroso è che ci sono aspettative di decenni disattese, finanziamenti della Regione Lazio già inutilmente impegnati, rischi enormi per la salute dei residenti e per l’ambiente. Si tratta dei lavori di collettamento fognario che interessano gli abitanti di quattro comuni del Nord-Est (Pichini e Marco Simone di Guidonia, Ponte delle Tavole di Sant’Angelo Romano, Molette di Mentana, Santa Lucia di Fonte Nuova), per un totale di circa quindicimila persone che convergono sulla provinciale Palombarese. 

A dare l’allarme per l’abbandono dei più volte promessi lavori definitivi è stato il CraComitato per il Risanamento Ambientale, che da anni si occupa del più complicato lavoro pubblico collettivo del territorio. Sono infatti almeno vent’anni che i cittadini denunciano alle autorità la carenza di fognature nella zona, con le conseguenti promesse da marinaio che ad ogni elezione i politici locali riformulano, disattendendo poi la realizzazione dell’opera pubblica necessaria.

Quel che però, negli ultimi vent’anni, non ha cessato di aumentare è il numero di nuove costruzioni e nuove residenze che le Amministrazioni comunali hanno irresponsabilmente autorizzato, andando ad aggravare la situazione già collassata. Basta vedere l’incremento di case a Pichini o a Marco Simone, i cui abitanti si accorgono, nel consueto ritardo, di non avere alcun allaccio fognario, di non avere quasi mai la differenziazione tra acque chiare ed acque scure, di non avere quindi un depuratore, di essere spesso collegati unicamente col Fosso di Santa Lucia (o Pratolungo) che funge così da collettore illegittimo ed inquinante per tutto il territorio.

Dicono i cittadini che lottano da molti anni all’interno del CRA: “Quando sembrava avvicinarsi la conclusione burocratica dell’annoso problema fognario, ecco che invece tutto si è bloccato di nuovo. Coinvolti nel caos istituzionale ci sono l’ACEA ATO2, la Città Metropolitana (ex Provincia di Roma), la Regione Lazio ed il Consorzio di Bonifica del Tevere e dell’agricola Romano (CBTAR), tutti fermi al palo, con un collettore fognario (già realizzato e collaudato) che non può essere messo in funzione fin quando non verrà preso in consegna da ACEA.

Ci risulta che gli uffici preposti della Città Metropolitana non possano rilasciare l’autorizzazione allo scarico al gestore del depuratore (ACEA ATO2) posto in località Marco Simone. Affinché il collettore fognario possa entrare in funzione (ed essere consegnato ad ACEA) è infatti necessario che il depuratore di Marco Simone (già ampliato dalla Regione che ha impegnato ben 3.421.000 euro) si munisca dell’autorizzazione allo scarico per le nuove volumetrie di acque da depurare, acque che inevitabilmente andrebbero ad aggravare – col loro “peso idraulico” – le condizioni idrogeologiche del Fosso di Pratolungo che scorre lì vicino e che, secondo il CBTAR, non può ricevere altri volumi idrici per ragioni di sicurezza, soprattutto in caso di forti precipitazioni”.

Ciò significa quindi che il depuratore appena finito di costruire è già insufficiente o, per lo meno, non calibrato con il numero di residenti che vi si dovrebbero allacciare attraverso un collettore che, come sappiamo, non separa le acque scure da quelle chiare. Di qui il rischio di collasso dell’intera struttura ed il diniego della Città Metropolitana. Chi ha la responsabilità di questo flop? Sicuramente le varie Amministrazioni comunali, che non hanno mai preso provvedimenti per sanare la situazione e metterla sui binari del rispetto delle normative. Inoltre, il palleggio dell’iniziativa – che dura da anni e che ha sofferto la carenza d’un tavolo di trattativa tra Regione, Provincia, ACEA, CBTAR e i quattro comuni interessati – è particolarmente disarmante per la popolazione.

Il Fosso di Santa Lucia è divenuto così il ricettore di tutto il volume idrico che esce dalle case di quindicimila residenti nell’area palombarese, in barba alla normativa europea che vorrebbe, entro il dicembre 2015 (!), il ristabilimento della naturalità delle acque (Direttiva quadro 2000/60/CE sulla qualità delle acque), oltre che al Piano di Tutela delle Acque Regionali (PTAR).

In una zona in cui è sconsigliato o vietato attingere acque dai pozzi artesiani perché contaminati da metalli pesanti (vedi Ordinanza sindacale di Fonte Nuova del 2016), in cui è conclamato l’inquinamento della falda acquifera a causa del percolato prodotto dall’attività della discarica per rifiuti dell’Inviolata di Guidonia (vedi diffida della Provincia di Roma alla Eco Italia 87 del dicembre 2011 e successivi allarmanti dati ARPA Lazio) ed i fossi vi fungono da sostituti di fognature inesistenti, non è certo bello e rassicurante viverci.

Eppure, nell’area sono stati faticosamente istituiti parchi, riserve naturali e vincoli paesaggistici anche di notevoli dimensioni, negli ultimi vent’anni. Lo scarso rispetto verso questi preziosi siti da parte degli amministratori locali, attratti unicamente dalla monocultura edilizia, ha creato una situazione di lassismo, di rassegnazione al peggio, di mancanza di radici nel territorio, contro cui però c’è chi ha cominciato a reagire.

“La risposta è in mano ai cittadini, vista l’inefficienza dei governanti” sentenzia il CRA, minacciando anche la denuncia penale e la segnalazione alla Commissione europea perché apra subito una procedura d’infrazione. Senza contare le iniziative di protesta che cittadini ed associazioni, giustamente, sono pronti ad adottare per tutelare la loro salute e l’ambiente.

La tabella dei lavori dell’impianto di depurazione a Marco Simone, finanziati dalla Regione Lazio. Il cartello è stato recentemente rimosso.

Falkui