Cerimonia di inaugurazione della Sala Consiliare del comune di Guidonia Montecelio alla memoria di Giuseppe Impastato e di tutte le vittime di mafia.

“L’intitolazione di questa Sala consiliare a Giuseppe Impastato, fa parte di un percorso che questa amministrazione ha intrapreso da alcuni mesi per sancire e dare un segnale di cambiamento alla cittadinanza. Noi vogliamo riportare Guidonia Montecelio alla legalità, dopo che questa città per molti anni è stata governata dal malaffare e ha portato all’incriminazione e all’arresto di politici, amministratori e imprenditori nell’indagine denominata dalla Procura di Tivoli mafia bianca”.

Con questa premessa il sindaco di Guidonia Montecelio, Michel Barbet, ha dato inizio alla cerimonia per l’intitolazione della Sala Consiliare del comune a Giuseppe Impastato, ucciso dalla mafia nel 1978 e a tutte le vittime di mafia.

Alla cerimonia di inaugurazione, che si è tenuta il 7 e 8 giugno nella Sala Consiliare, era presente il fratello Giovanni Impastato che da sempre è impegnato a tenere viva la memoria di Peppino, partecipando a convegni, dibattiti e incontri con studenti nelle scuole di tutta Italia. Il suo intervento ha ripercorso la vita di Peppino nella lotta intrapresa contro i mafiosi di Cinisi, suo paese natale in provincia di Palermo, che vedeva la sua stessa famiglia con il padre Luigi farne parte. Il suo racconto ha ripercorso le varie tappe della vita di Peppino: dalla fondazione, all’età di 17 anni, del giornalino “L’idea socialista”  e l’adesione al PSIUP ; la partecipazione alle lotte dei contadini contro l’espropriazione delle loro terre per costruire la terza pista dell’aeroporto di Palermo, nonché alle lotte dei lavoratori edili e dei disoccupati, fino alla fondazione nel 1977 di “Radio Aut” radio libera autofinanziata, dalla quale denunciava i crimini e gli affari dei mafiosi di Cinisi e di Terrasini agli ordini di Gaetano Badalamenti (definito sarcasticamente da Peppino “Tano Seduto”). Nel  1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni provinciali, ma non fa a tempo a sapere l’esito delle votazioni, perché, dopo vari avvertimenti che aveva ignorato durante la campagna elettorale, viene assassinato nella notte tra l’8 e il 9 maggio. I suoi assassini inscenarono la causa della sua morte come se fosse stato un suicidio mentre stava per compiere un attentato, ponendo una carica di tritolo sotto il suo corpo adagiato sui binari della ferrovia.

Il delitto passò quasi inosservato, poiché in quelle stesse ore venne ritrovato il corpo senza vita di Aldo Moro in via Caetani a Roma.

Giovanni ha ricordato anche la figura di sua madre Felicia Bartolotta, che rompendo pubblicamente con la parentela mafiosa, si battè strenuamente per la riapertura dell’inchiesta giudiziaria. Nel 1984 l’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo, sulla base delle indicazioni del giudice istruttore Rocco Chinnici, che aveva concepito ed avviato il lavoro del primo Pool antimafia ed era stato assassinato nel luglio del 1983, emise una sentenza firmata dal Consigliere Istruttore Antonino Caponnetto, sostituto di Chinnici dopo la sua morte, in cui si riconobbe la matrice mafiosa del delitto, attribuendolo ad ignoti.

Soltanto il 5 marzo del 2001, dopo varie vicissitudini e le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Salvatore Palazzolo, in precedenza affiliato alla mafia di Cinisi, per l’assassinio di Peppino impastato vennero riconosciuti colpevoli dalla Corte d’Assise, Vito Palazzolo e Gaetano Badalamenti, condannati rispettivamente a trent’anni e all’ergastolo.

Ha portato il suo saluto e la partecipazione anche il sindaco di Tivoli Giuseppe Proietti  che ha tenuto a ricordare come anche la sua città, nel 2003 intitolò il lungofiume Aniene alla figura di Giuseppe Impastato.

Sono intervenuti al dibattito in ricordo di Peppino Impastato apportando il loro contributo, Il Vicesindaco e assessore alla Legalità Davide Russo, il deputato del M5S Sebastiano Cubeddu, il Consigliere regionale del M5S Valerio Novelli, Gianpiero Cioffredi (Presidente dell’Osservatorio Regionale del Lazio della Sicurezza e Legalità), i Consiglieri comunali Claudio Caruso (fautore della proposta di intitolare la Sala Consiliare a Giuseppe Impastato), Laura Santoni  e Mario Lomuscio vicepresidenti del Consiglio Comunale, Matteo Castorino consigliere del M5S, Mauro De Santis, consigliere del Polo Civico, Maurizio Pascucci dell’Associazione Fior di Corleone, Francesco Agosti del Movimento Agende Rosse.

Dopo lo scoprimento della targa da parte del Sindaco Michel Barbet e di Giovanni Impastato, sono state ricordate tutte le vittime di mafia, circa 950, leggendo in ordine alfabetico i loro nomi e al termine è stato osservato un minuto di silenzio in loro onore.

Angelo Scipioni

Guarda il video e la photogallery

Questo slideshow richiede JavaScript.