Teatro Imperiale

I Commissario Prefettizio chiude il Teatro Imperiale

“Signori si chiude…!”. Se non proprio in questi termini, ma con una lettera, il Commissario Prefettizio Giuseppe Marani annuncia ai referenti Gennaro D’Avanzo, Anna Greggi e tutto il loro staff la chiusura del Teatro Imperiale entro cinque giorni e ne chiede la restituzione delle chiavi. Trattandosi di teatro, si può parafrasare la vicenda con lo spettacolo di varietà interpretato a suo tempo da Tino Scotti “Bambole non c’è una lira” ed in questo caso potremo dire: “signori non abbiamo un euro, si chiude…!” Ma i due direttori in carica non ci stanno: “E noi non ce ne andiamo!” è stata la loro risposta annunciata, in una colorita conferenza stampa tenutasi all’interno del teatro.

“Avremo voluto fare udsc04129n bel brindisi per dire iniziamo una nuova stagione- dice Gennaro D’Avanzo– invece siamo qui a perorare una causa che ci vede costretti ad alzare le barricate. Se un politico mi fa una promessa, per natura sono prevenuto e mi aspetto sempre il contrario. Ma se un Commissario prefettizio arriva e mi parla nella sua veste ufficiale e mi dice una cosa, moralmente lui è obbligato a mantenere la parola. Se un commissario mente e delega un’altra persona (ndr si riferisce al dirigente alla cultura Corrado Cdscn7675ardoni che ha firmato la lettera per la chiusura del teatro) è un bugiardo. Noi siamo arrivati qui lo scorso anno perché abbiamo vinto un bando proponendo la migliore offerta al ribasso. Ci siamo offerti di organizzare la stagione 2015/2016 per 180 mila euro lordi, con l’impegno di restituire il 35% degli incassi all’amministrazione Ci hanno presi per pazzi perché fare una stagione con un teatro di 350 posti è considerato un suicidio, non riesci a coprire le spese e le compagnie se non le paghi non vengono. Ma ci siamo riusciti, anche soltanto con 6 mila spettatori (20 mila considerando le altre attività fuori dal programma).  I soldi non li abbiamo ancora avuti, abbiamo preso soltanto poco più di 13.500 euro e ne dobbiamo avere ancora 165mila. Le compagnie e le maestranze sono state tutte pagate grazie agli 82 mila euro anticipati da Anna Greggi. Lo scorso maggio, con la Giunta ancora in carica, presento al FF Andrea Di Palma, anche assessore alla cultura, il programma per la stagione 2016/2017. Chiediamo lo stesso importo di 180mila euro come l’anno precedente, ma con un ribasso del 5%. Ci fa sapere che il progetto  piace, ma non è ancora un incarico ufficiale; bisogna attendere l’approvazione del bilancio per eseguire l’impegno di spesa.  Questa assicurazione formale, supportata dalla determina del 12 maggio, ci fa mettere in moto e comincio a contattare le compagnie. Cominciamo a vendere gli abbonamenti (ad oggi ne abbiamo venduti 380) e stampiamo i manifesdscn7668ti con il programma. Purtroppo a giugno cade la Giunta e si insedia il Commissario. Ci fa sapere subito che deve riflettere. Gli diamo un mese e mezzo di tempo. Passato questo tempo ci convoca di nuovo. Troviamo in lui una persona gradevolissima: baci..piacere..piacere. Ci dice: “ma che bella programmazione, a me piace Lina Sastri: la verrò a vedere…” Gli faccio notare di aver mantenuto lo stesso badget dell’anno scorso, decurtandolo del 5%. Gli dico pure, però, che dobbiamo ancora avere i soldi dell’anno precedente. Otteniamo in risposta la sua disapprovazione e dice che almeno la parte del badget fatturato, va pagato. Poi ci dice queste testuali parole: “Io Commissario sono venuto per aprire, non per chiudere, una città senza cultura è una città che muore: il teatro rimarrà aperto”. Con queste affermazioni tu che fai, te ne vai tranquillo e continui a vendere abbonamenti. Passa luglio e agosto. Il 10 settembre riandiamo da lui; ci conferma che è tutto a posto di stare tranquilli e che ci chiamerà. Il 29 settembre ci arriva una letterina dove ci si dice: è vero che abbiamo detto si, ma in considerazione che nel bilancio non ci sono soldi, entro cinque giorni ve ne dovete andare. La lettera è firmata, non dal Commissario ma dal dirigente Corrado Cardoni. A questo punto sono andato dal mio avvocato e gli ho fatto scrivere che noi contestiamo il tutto e gli diamo sette giorni per risponderci e sette giorni per darci i soldi che ci devono. Se non ce li danno, andiamo per via giudiziale e noi da qui non ci muoviamo. Noi se il commissario non ci risponde nei sette giorni, la stagione la facciamo ugualmente, naturalmente non con le compagnie che abbiamo presentato nel programma, perché dobbiamo rielaborare il programma secondo le nostre forze. Chiamerò le compagnie dicendo loro quali sono i nostri incassi, andiamo a percentuale, come ho sempre fatto, perché chiudere un teatro è come morire e gli attori, che vivono di pane e palcoscenico, lo sanno. Noi da qui non ci muoviamo e per mandarci via ci vuole un ufficiale giudiziario, avallato dal Giudice che attesti il nostro torto e per fare tutto questo ci vogliono almeno sei mesi. Se invece il loro intento è quello di dire: fatevi la stagione, ma noi non vi diamo una lira, bastava che il Commissario, invece di mentire, avesse detto: guardi D’Avanzo, visto i problemi che ci sono a Guidonia, noi non abbiamo una lira, lei se la sente di avere sulle spalle una stagione?  Io avrei chiamato Anna e avrei detto: noi massimo qui possiamo incassare 5 mila euro a spettacolo. Tolte le spese e le tasse, possiamo pagare le compagnie dai 2.000 ai 2.200 euro e io con questa somma avrei trovato fior di compagnie. Questo era un discorso da fare. Comunque, ripeto, noi da qui non ci muoviamo e attendiamo gli eventi”.

Angelo Scipioni