Contraddizioni, ritardi, omissioni, divieti amministrativi peggiorano – se possibile – le già pessime condizioni ambientali, idriche ed igieniche nel nord-est romano.

Pubblichiamo il comunicato emesso dal Comitato per il Risanamento Ambientale sulla crisi idrica sul nostro territorio

Il caldo estivo aggrava la situazione idrica dell’area Palombarese, da Pichini a Ponte delle Tavole, da Santa Lucia a Marco Simone, con i Comuni che in modo sclerotico vietano annaffiature di orti e giardini con l’acqua dei pozzi inquinati ma anche con l’acqua potabile, senza poi controllare se i cittadini eseguono l’Ordinanza folle e contraddittoria. E le campagne elettorali di Guidonia Montecelio e di Fonte Nuova fanno finta che il problema, come quello della mancanza delle fognature, non esista…

Mentre il sole batte rovente in questo mese di giugno – dopo che per mesi pressoché scarse sono state le precipitazioni meteoriche – giungono compatte diverse Ordinanze “contingibili e urgenti” dai sindaci e dai commissari prefettizi sul nostro territorio e non solo, al fine di limitare l’uso dell’acqua potabile proveniente dai vari acquedotti pubblici. Infatti, svariati sono i comuni del nord est romano che stanno per rimanere a secco visto che, come dicevamo, negli acquedotti pubblici (molti a gestione semiprivata Acea) scarseggia di molto l’acqua. Sono questi i momenti in cui ci si accorge quanto l’acqua sia fondamentale per la nostra vita e di quanto essa sia insostituibile e da preservare sempre ed in ogni caso. Ma una circostanza davvero singolare che vogliamo mettere in evidenza, è la specifica situazione che insiste sul territorio fontenovino e guidoniano. In particolare la situazione di Santa Lucia che rappresenta uno di quei non rari casi di abbandono amministrativo: infatti gli abitanti di questa frazione di Fonte Nuova non possono utilizzare né l’acqua di falda emunta dai molteplici pozzi privati – a causa di un’Ordinanza del 2016 dell’allora sindaco Cannella per l’accertata contaminazione rilavata dalla ASL (contaminazione riconducibile all’assenza di rete fognaria) – né, oggi, utilizzare l’acqua dell’acquedotto pubblico in quanto, per le ragioni sopra esposte, è stato ordinato di limitarne l’uso ai soli fini potabili ed igienico-sanitari. Ne deriva quindi che a Santa Lucia è vietato (forse uno dei pochi casi in Italia) annaffiare orti o giardini. Risulta che poco più in là, a Marco Simone, molti cittadini ed aziende note facciano invece largo utilizzo di acqua potabile o di acqua di falda (inquinata) per ristorare i propri prati. Davvero un ottimo risultato (per chi ha amministrato – sempre gli stessi – questo territorio) che si aggiunge al degrado generalizzato. Stiamo parlando per esempio dell’assenza di una rete fognaria adeguata alle esigenze dell’edificato presente e passato e dell’annosa questione, tutta ancora da risolvere, del collettore primario denomitato “Pichini-Marco Simone”, a tutt’oggi ancora inutilizzato. Questioni vecchie quanto i primi insediamenti spontanei che avvennero nei primi anni ’60 quando, richiamando le parole dei più anziani, nel corso d’acqua in questione (cosiddetta ‘marana’) c’erano, ebbene sì!, i pesci e non le acque reflue domestiche (fogne) di oggi. Oggi, i pesci ed altre specie animali non ci sono più nell’inquinato corso d’acqua che fa da spartiacque e da confine tra Fonte Nuova e Guidonia Montecelio e questa grave situazione ambientale, ancor prima che sanitaria, non fa più notizia nella comunità locale e tanto meno è stata presa in considerazione da chi dovrebbe amministrare seriamente questo territorio: ci si è assuefatti oramai al danno, un danno che spesso e volentieri passa sotto le finestre delle abitazioni. Forse a qualcuno potrebbe dar fastidio, ma certamente non è esagerato osservare che oramai siamo parte integrante di questo degrado, non ci indigniamo neanche quando ci sarebbe da sobbalzare dalla sedia e magari prendere in mano la situazione con responsabilità. Esempi pratici ed eclatanti di ciò non sono difficili da riscontrare, come quelli rilevati da alcuni cittadini a seguito dei lavori odierni di rifacimento dei marciapiedi a Santa Lucia, sotto i quali sono venuti alla luce collettori fognari (vecchi ancor prima del primo, piccolo depuratore costruito presso Piazza delle Rose) che si dirigono (con tutte le perdite del caso) direttamente nel nel corso d’acqua (la solita ‘marana’) vicino alla Provinciale Palombarese. Oppure, si sono scoperte altre pertinenze private (molte) che hanno la cosiddetta “fossa biologica” direttamente in dispersione nel terreno e quindi nella falda o nel collettore pubblico di “raccolta” delle acque chiare. Oppure, si rilevano casi ancor più importanti la cui responsabilità ricade direttamente sui comuni (Fonte Nuova, Sant’Angelo Romano e Guidonia Montecelio), come il caso di due collettori fognari pubblici che scaricano da anni (dopo aver raccolto le acque reflue domestiche di alcuni centri abitati) rispettivamente all’interno dello scolmatore Acea e nelle pertinenze sempre di Acea, che a sua volta immette le acque nel ‘solito’ fosso. Per non parlare del caso dei Pichini (di Guidonia) e di Ponte delle Tavole (di Sant’Angelo Romano) dove viene usato un piccolo fosso (che si ricongiunge poi al corso d’acqua di Santa Lucia) come collettore fognario, e di cui è visibile la melma grigiastra, per non parlare della puzza nauseabonda, tutto in spregio totale alle normative di riferimento. Ma il degrado ovviamente colpisce tutti e non fa sconti a nessuno, nemmeno agli atti pubblici come le Ordinanze, che a quanto pare servono solo a togliere dalla responsabilità formale il sindaco o in alcuni casi il Commissario prefettizio, sì perché di fatto questi divieti non vengono assolutamente rispettati (nonostante vi si parli di salute e tutela ambientale), sia perché non vi è nessuna autorità che controlli e sia perché, come dicevamo, molti cittadini non sono al corrente di questi divieti. Oltre a tutto questo, permane ancora l’annosa mancata messa in esercizio del collettore primario fognario Pichini-Marco Simone, un’opera che sicuramente andrebbe a risanare, seppur in parte, il territorio, ma purtroppo anche per quest’opera non si vede la luce. Tutto è fermo a causa della mancata autorizzazione di ampliamento al depuratore di Marco Simone, che dovrebbe ricevere appunto le acque reflue dei comuni suddetti: un vulnus amministrativo senza precedenti e di sicuro interesse penale; ancora un esempio grave di mala gestione amministrativa che coinvolge vari enti (Regione Lazio, Città Metropolitana, Segreteria dei sindaci Ato 2 Roma, Consorzio di bonifica, Autorità di Bacino e i Comuni interessati). Tutto ciò non è più accettabile, ci sono responsabilità e dati oggettivi evidenti, sono messe in serio pericolo la salute e la tutela ambiente, in disprezzo totale alle leggi di riferimento. Le amministrazioni pubbliche ed i responsabili politici continuano a non voler affrontare il problema, anche durante le “campagne elettorali” (con rarissime eccezioni), non fanno nulla per porre in atto le condizioni per allacciarsi alla pubblica fognatura, contribuiscono infine in modo irresponsabile a danneggiare i cittadini e l’ambiente su cui essi vivono. Merce preziosa il senso di responsabilità…

Comitato per il Risanamento Ambientale