Il CRA alla Regione: nascondete scomode verità sull’Inviolata.

Il Comitato di Risanamento Ambientale va giù durissimo contro l’operato della Regione Lazio.

A tre settimane dal dibattimento davanti al tribunale amministrativo del Lazio sul procedimento promosso dalle associazioni locali contro il gigantesco l’impianto TMB su via dell’Inviolata, il CRA contesta ad avvocati e funzionari regionali una posizione a dir poco “vergognosa ed omissiva” nel redigere la memoria difensiva che è stata consegnata nelle scorse settimane ai giudici.

Nello specifico, si legge sul comunicato ufficiale, gli addetti della regione capitanata dal PD di Nicola Zingaretti <<dimenticano bellamente, all’interno della ricostruzione dei fatti ai giudici del TAR stesso, che il TMB è da quasi un anno sotto sequestro penale e che la Corte di Cassazione si è già espressa, giudicando l’AIA regionale del tutto illegittima! >>. Secondo il CRA, omissioni, quindi. E soprattutto interpretazione parziale della realtà dei fatti.

Il “ragno”, il braccio meccanico che si trova nel capannone più grande del TMB all’Inviolata e che carica l’immondizia nel nastro trasportatore.

Il 19 Aprile è fissata l’udienza nella quale si entrerà nel merito della legittimità o meno da parte della Regione Lazio di concedere l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) e lo status di “variante non sostanziale” alla richiesta di modifica dell’impianto, divenuto nel frattempo vecchio e obsoleto. La richiesta della società Guidonia Ambiente, che ha ereditato dalla Ecoitalia 87 la gestione del TMB  mai entrato(per fortuna) in funzione, vedeva una serie di modifiche al progetto originale, più che altro per adeguarlo ai nuovi volumi  di rifiuti che sarebbero potuti essere conferiti e soprattutto dell’introduzione a grande scala della raccolta differenziata nei comuni che avrebbero conferito immondizia. A far parte delle modifiche, oltre un parcheggio finito al centro di una polemica infinita tra Comune e Regione, anche l’utilizzo dello stesso ambiente per il trattamento dell’umido proveniente da raccolta porta a porta e di quello risultante dalla frazione indifferenziata e la modifica di alcune linee di produzione  di CDR/CSS (Combustibile da Rifiuto e Combustibile Solido Secondario), praticamente le famigerate balle da incenerimento. Gli uffici della Pisana accolsero la richiesta delle società del gruppo Cerroni di considerare le modifiche come minori e non sostanziali, nonostante l’ingente quantità di lavori e di volumi trattati. E proprio questa decisione è stata impugnata dai cittadini riuniti nel CRA, per i quali invece la variante è sostanziale, quindi l’iter autorizzativo sarebbe dovuto ripartire da capo.

E in quell’occasione, a pesare sulla decisione degli uffici sarebbero sicuramente state le avverse sentenze di Cassazione e i numerosi provvedimenti di fermo e sequestro dell’impianto per gravi inadempienze.