Crisi Almaviva, licenziati quasi 1.700 dipendenti, ripercussioni anche al Nord est.

 

Sono oltre un centinaio i dipendenti Almaviva Contact residenti nel quadrante Nord Est di Roma che dal 30 dicembre scorso hanno perso il lavoro con una lettera fatta recapitare cinicamente ai loro indirizzi un paio di giorni prima di Natale.

Con numeri da vera e propria emergenza sociale, in tutta la sede romana sono in 1.666 le famiglie che ricorderanno amaramente queste feste, perdipiù senza la minima certezza neanche sul trattamento di fine rapporto che governo e sindacati gli riserveranno: fino allo scorso anno, infatti, il loro contratto era inquadrato nel settore industria, e i contributi prevedevano che in caso di licenziamento avrebbero avuto accesso ad un assegno di disoccupazione per 24 mesi. Ora invece il contratto è diventato terziario, che prevede un ben più magro “naspi” di forneriana memoria che prevede importi immediatamente decurtati e che si riducono scalarmente col tempo.

<<Ma noi quei contributi li abbiamo versati per intero per anni. Dove sono ora che ne abbiamo bisogno?>>. E’ Loredana a parlare, abita a Marco Simone e ha passato una vita nel call center di Almaviva. Non si da per vinta e assieme a molti altri colleghi ha creato un comitato per chiedere il rispetto dei loro diritti e una ricollocazione.

La crisi Almaviva parte da lontano, da quando anche la pubblica amministrazione ha iniziato a fare le gare d’appalto per il call center con la formula del massimo ribasso, senza considerare i diritti dei lavoratori e la qualità del servizio. Già ad aprile il presidente Marco Tripi aveva annunciato l’apertura della procedura di licenziamento, e i tavoli di trattativa con governo e sindacati si sono rivelati un fallimento pieno. <ndacato ha accettato di dividere il tavolo e di conseguenza i lavoratori in due tronconi, Roma e Napoli – spiega ancora Loredana – al solo scopo di togliere forza ai dipendenti>>. E la divisione ha avuto il suo effetto, Napoli ha firmato un accordo che da una parte ha allungato i tempi di almeno 3 mesi, ma che dall’altra a tolto molte ore lavorative, mentre a Roma c’è stato un referendum che spingeva nella stessa direzione ma che non è stato accettato dai vertici dell’azienda perché giudicato tardivo e arrivato oltre la scadenza prefissata. I lavoratori uniti avrebbero sicuramente avuto la forza per far valere meglio i propri diritti.

Durante le riunioni del comitato che si è costituito ieri si è pensato ad azioni forti e di protesta per evitare che cali il silenzio sulla vicenda e gli oltre 1600 lavoratori finiscano nell’oblio. Per contattare il comitato è sufficiente cercare il gruppo Facebook “Almaviva Roma” e richiedere di essere iscritti.

Red