Diciotto anni senza Fabrizio De André.

Se n’è andato dopo aver detto tutto o quasi, parlando degli ultimi in una maniera che nessuno aveva mai fatto prima. Fabrizio De André soprannominato Faber, per la sua passione per i pastelli che avevano quella marca, muore a Milano, dopo aver combattuto contro un cancro, l’11 gennaio 1999.
Oggi sono 18 anni che De André se n’è andato. Non servono a niente le parole, per lui parlano la musica e le interviste, quasi sempre lucide, appassionanti. Non serve a niente mescolare le parole e i ricordi. Basta ascoltare “La domenica delle salme” e capire quanti anni fosse avanti Fabrizio. È la quasi radiografia di quello che siamo oggi. Un Paese misero, circondato da governanti tromboni.
Sogniamo ancora di sentirlo cantare di nuovo “Via del campo” o “Bocca di Rosa”, i cantautori hanno sempre percorso una strada che per noi, che stavamo ad ascoltarli, raggiungeva l’apice vent’anni prima. De Andrè è l’unico che ha cambiato le carte in tavola già dal primo disco Volume 1, è stato un continuo crescere fino al 1985 quando esce con un disco epico per l’epoca, “Creuza De Mä”, il disco è cantato interamente in Genovese, scritto con il musicista Mauro Pagani.
Finita la produzione del disco l’allora direttore della casa discografica Ricordi disse a Mauro Pagani in separata sede: “ Speriamo che riusciamo a vendere qualche copia a Genova”, il disco ha venduto perfino in Giappone.
Arriviamo dopo ad un altro capolavoro scritto insieme ad Ivano Fossati, “Anime Salve” un vero e proprio testamento come la moglie Dori Ghezzi dice: “ Con Anime Salve, ha detto tutto quello che poteva dire, un finale che meglio di questo Fabrizio non poteva fare”.
Ti ricordiamo come tu vorresti dicendo semplicemente che eri un poeta, senza andare oltre e scadere nella retorica, magari pensando ad una tua canzone “Preghiera in Gennaio “ scritta per Luigi Tenco:
“Ascolta la sua voce
che ormai canta nel vento
Dio di misericordia
vedrai sarai contento.”

Claudio Caruso