Fogne assenti e fosso di S.Lucia inquinato: il CRA punta il dito sulle amministrazioni.

Rimpalli di competenza e burocratizzazione ai massimi livelli, con il risultato paradossale che la rete fognaria c’è, ma è impossibile per i cittadini allacciarsi.

Il fosso di Santa Lucia è sempre più maleodorante e impestato dagli scarichi domestici di chi non può allacciarsi alla rete fognaria esistente ma non utilizzabile di tutti i 15.000 cittadini presenti sulla Palombarese. La vicenda è lunga e complicata e fonda la sua intricata storia in uno scaricabarile epico tra comuni dell’area, provincia di Roma (ora Area Metropoliltana), Regione Lazio e ACEA.

E mentre gli abitanti della zone di Santa Lucia, Pichini, Mentana e Marco Simone non riescono a farsi fare neanche nuovi allacci dell’acqua potabile, in mancanza della certificazione di scarico in fogna, il CRA intende organizzare una denuncia al Tribunale di Tivoli e se necessario alla Commissione Europea.

Ecco il link e il testo del comunicato:

Lungo la Via Palombarese, 15mila cittadini senza fogne! Amministrazioni irresponsabili tengono in scacco salute e ambiente Ormai la situazione è parossistica. Il rimpallo di responsabilità, lo stallo delle iniziative, la non volontà di affrontare insieme e definitivamente il problema degli allacci fognari e del depuratore di Marco Simone a cui dovrebbero connettersi le acque reflue delle residenze lungo la Via provinciale Palombarese (nei comuni di Sant’Angelo Romano, Guidonia Montecelio, Mentana e Fonte Nuova), sono giunti al livello di allarme sanitario per i cittadini e per l’ambiente. Quando sembrava avvicinarsi la conclusione burocratica dell’annoso problema fognario, ecco che invece tutto si blocca di nuovo. Coinvolti nel caos istituzionale e burocratico, oltre ai quattro comuni con le loro frazioni convergenti sulla Palombarese (Pichini, Ponte delle Tavole, Molette, Santa Lucia, Marco Simone), ci sono l’ACEA ATO2, la Città Metropolitana (ex Provincia di Roma), la Regione Lazio ed il Consorzio di Bonifica del Tevere e dell’Agro Romano (CBTAR), tutti fermi al palo, con un collettore fognario (già realizzato e collaudato) che non può essere messo in funzione fin quando non verrà preso in consegna da ACEA. Parrebbe infatti che gli uffici preposti della Città Metropolitana non possano rilasciare l’autorizzazione allo scarico al gestore del depuratore (ACEA ATO2) posto in località Marco Simone. Infatti, affinché il collettore fognario possa entrare in funzione (ed essere consegnato ad ACEA) è necessario che il depuratore di Marco Simone (già ampliato dalla Regione) si munisca dell’autorizzazione allo scarico per le nuove volumetrie di acque da depurare, acque che inevitabilmente andrebbero ad aggravare – col loro “peso idraulico” – le condizioni idrogeologiche del Fosso di Pratolungo che scorre lì vicino e che, secondo il CBTAR, non può ricevere altri volumi idrici per ragioni di sicurezza, in caso di forti precipitazioni. Inoltre, la Regione Lazio ha da anni stanziato risorse pubbliche – sia per la realizzazione del collettore che per l’ampliamento del depuratore di Marco Simone per “ospitare” il maggiore afflusso delle acque reflue dell’area – ma si trova nella condizione di non poterlo mettere in esercizio, in grave contrasto con la Direttiva 2000/60/CE sulla qualità delle acque oltre che con il Piano di Tutela delle Acque Regionali (PTAR). Si è raggiunto così l’inverosimile, la mancata possibilità, come sarebbe sacrosanto diritto, di allacciarsi alla pubblica fognatura (ripetiamo, già realizzata e collaudata!), cosa che impedisce di conseguenza la possibilità di ottenere un nuovo contatore per l’acqua. Non è certo sbagliato ipotizzare, a questo punto, la responsabilità oggettiva da parte delle amministrazioni pubbliche e che si aggrava oltremodo, permettendo di fatto lo sversamento delle acque reflue domestiche direttamente nel corso d’acqua, in spregio totale alle normative di riferimento. Perché i quattro comuni coinvolti (due tra i quali, Fonte Nuova e Guidonia Montecelio, sotto amministrazione controllata da Commissari prefettizi) non riescono a uscire dalla situazione incredibile che perdura ormai da anni e che, ogni giorno che passa, aggrava le condizioni di vita dei residenti e dell’ambiente in cui si trovano ad abitare? Perché la mancanza di coordinamento e di condivisione delle responsabilità ha generato un nodo burocratico indissolubile? La risposta è in mano ai cittadini – vista l’inefficienza dei loro governanti – e, se le amministrazioni pubbliche non superano la situazione di stallo, non restano che la denuncia penale e la segnalazione alla Commissione europea perché apra subito una procedura d’infrazione. Senza contare le iniziative di protesta che i cittadini e le associazioni, giustamente, prenderanno per tutelare la loro salute e l’ambiente.

Comitato per il Risanamento Ambientale www.aniene.net/cra