Gero Grassi: il racconto di Aldo Moro, davanti ai ragazzi del Frammartino

Una giornata importante, quella di questa mattina all’Istituto Frammartino di Fonte Nuova.

L’Onorevole Gero Grassi, membro della nuova Commissione d’inchiesta sul caso Moro, Vicepresidente del Gruppo PD della Camera dei Deputati, come anticipato ieri da Colibrì News, ha dato il via oggi al suo intervento presso l‘Istituto Superiore d’Istruzione Angelo Frammartino, nella sede aggregata di Via 2 giugno a Fonte Nuova, tra moltissimi giovani studenti attenti, in un silenzio carico di emozione alla vista delle foto proiettate del rapimento in via Fani a Roma e del ritrovamento del cadavere, in via Caetani;  annunciando che quello di questa mattina era  il suo 355° incontro, in 2 anni, per diffondere la verità sul Caso Moro.  Gira l’Italia per parlare di Aldo Moro e scoprire cosa sia veramente accaduto, “per dare giustizia ad un uomo e consegnare ai cittadini un’Italia più civile, più democratica, più libera, più sicura, dove lo Stato di Diritto ci sia”.

Un ringraziamento all’Istituto Frammartino 

Un convegno fortemente voluto dalla Dirigente Scolastica, Prof.ssa Giuliana Vazza e dalla coordinatrice del Frammartino, Prof.ssa  Gualaccini, che lo stesso Onorevole non ha esistato a definire “coraggiose”. Coraggiose dunque  tutte quelle scuole superiori, istituti tecnici e licei, che “ospitano la ricerca della veritàgero-grassi-2

Un plauso anche ai giovani studenti presenti quest’oggi: la coscienza civica e la curiosità di apprendere e sapere sono sempre encombiabili.

Gero Grassi ha aperto i lavori del convegno, illustrando alla platea composta dai ragazzi, dalla Preside, dai professori e dalla  coordinatrice, i numerosi retroscena che hanno portato al rapimento del Presidente della Democrazia Cristiana il 16 marzo del 1978 ed al suo omicidio il 9 maggio, avvenuto nello stesso anno dopo ben 55 giorni di prigionia. Ha narrato dei suoi interrogatori, l’incontro con i brigatisti.

L’Onorevole Grassi, nella sala della palestra tra i giovanissimi studenti silenziosi ed incuriositi, ha ricordato un lunghissimo percorso di lavoro, a tale proposito, nella Commissione Inchiesta sul Caso Moro e come sul suo sito sia possibile consultare tutti gli atti, foto, i documenti da lui rintracciati a testimonianza dei numerosi rapporti fra Brigate Rosse, Cia, Gladio, P2; servizi segreti nazionali ed internazionali, ‘ndragheta e mafia, Banda della Magliana, Carabinieri e molti esponenti politici.

Grassi ha voluto ricordare anche le grandi iniziative culturali portate avanti da Aldo Moro: iniziando dal suo accordo col Direttore della RAI negli anni ’50 per dare forma ad un  programma tv molto seguito e mai dimenticato “Non è mai troppo tardi” , condotto dal maestro Manzi, che contribuì in maniera incredibile a combattere l’analfabetismo italiano e farlo diminuire nei suoi 20 anni di messa in onda; ha descritto inoltre le varie e diverse minacce, i pericoli, che Aldo Moro sopportò negli anni, ricordiamo primo tra tutti, il “Piano Solo” del 1963 durante il quale ci fu una volontà da parte dei Carabinieri di rapirlo e ucciderlo con un colpo di Stato, fino ad arrivare agli scontri “verbali” con Henry Kissinger, in quel periodo storico, Segretario di Stato degli Stati Uniti.

Dalle sue indagini durante la Commissione d’Inchiesta sul Caso Moro 2, ancora in corso, sono emersi inoltre inquietanti rapporti tra la Mafia siciliana, come accennato, la Banda della Magliana, ( ha ricordato la buia figura di Renatino De Petris, sepolto per volontà del Vaticano, in Sant’Apollinare a Roma), le Brigate Rosse e diversi politici di alto rango come Giulio Andreotti e l’allora Ministro dell’Interno Francesco Cossiga, che – ricordiamo – si dimise subito dopo la morte di Aldo Moro.

Grassi ha cercato di raccontare come tutta una serie di poteri forti, uniti, fossero dietro alla morte dello statista Dc assassinato: i servizi segreti americani e sovietici, i servizi deviati italiani, pezzi dei servizi deviati di Stato, il punto interrogativo sul Vaticano, le tante e troppe omissioni, le connessioni con la Banda della Magliana, come detto. Collegamenti con il caso Emanuela Orlandi (anche se non direttamente connesso).

“Andate in Via Caetani, c’è una Renault rossa”

Molti vogliono che non si sappia la verità – ha ribadito l’Onorevole Grassi – troppi errori nelle indagini, senza dimenticare mai una evidente complicità omissiva, oltre alla mancanza di volontà di arrivia-caetanivare a comprendere che cosa sia accaduto davvero”.

Grassi ha poi concluso il suo intervento ricordando anche il brutale omicidio del giornalista Peppino Impastato, avvenuta a Palermo lo stesso giorno del ritrovamento del cadavere di Moro, sempre il 9 maggio del 1978.

L’Onorevole Grassi ha dedicato gran parte della propria vita nel cercare la verità, basandosi su “fatti e non opinioni“, raccogliendo documenti, atti, materiale sul rapimento e sull’uccisione di Moro, visibili e reso pubblici sul suo sito.

La sua ricerca della verità su quello che “sarebbe stato di certo il successivo Presidente della Repubblica Italiana” non è però conclusa, poichè sussistono ancora diversi aspetti da analizzare e da approfondire. Tanto che la Commissine d’Inchiesta continua,incessante, il proprio lavoro.

Gero Grassi ama definirsi “l’ultimo moroteo in servizio”:

Grassi continuerà ancora per molto tempo il suo viaggio in giro per l’Italia, “per istruire soprattutto i più giovani” , come oggi abbiamo potuto comprendere, riguardo le oscure vicende della Prima Repubblica del nostro Paese.

Anni inquietanti, tetri, duri anni con un fardello pesantissimo che trasciniamo ancora nel nostro presente, nella vita politica e nel quotidiano. Un passato che ci riporta sempre nell’attualità.
Il caso Moro ci ha ricordato – non è la vicenda umana e politica di Aldo Moro – ma la vicenda sociale, politica e culturale che abbraccia 60 anni della nostra Storia. Il caso Moro è composto da 5 milioni di pagine, 8 processi, 2 commissioni Moro, 4 commissioni di inchiesta,  coinvolge la CIA, i servizi segreti russi del KGB, la banca Vaticana dello Ior, la banda della Magliana, ovvero la mafia romana e pezzi deviati dello Stato”.

Grassi ha chiamato dunque in causa non soltanto Cossiga ed Andreotti ma anche il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Ha tenuto a sottolineare che “il suo impegno non mira a riesumare un cadavere ma a far trionfare la verità e la giustizia nel nostro Paese, perchè solo in questo modo l’Italia sarà un Paese libero e credibile“.

Alessandra Paparelli