Guidonia, Roberto Gagnoni e le liste (pseudo) civiche: un buon nome per mascherare i soliti personaggi.

 Si ingarbuglia la matassa della ragnatela di liste e listarelle civiche in vista delle elezioni (ancora non confermate) di giugno.

Roberto Gagnoni, medico e responsabile sanitario di una delle strutture private più grandi della zona che rientra nelle proprietà dello stesso gruppo imprenditoriale ed editoriale a capo di numerose attività in città, secondo alcuni rumors si candida a guidare una coalizione di cosiddette “liste civiche” create da fuoriusciti da destra e sinistra. Un trascorso come candidato nella lista civica Il Faro nel 2009, dove assieme ad altri medici ed attivisti dell’ambientalismo combatteva apertamente i numerosi ecomostri della zona, come cementificio, discarica e impianto TMB. Ironia della sorte, si ritrova come primo rappresentante di alcuni personaggi, fervidi esponenti della maggioranza che l‘impianto all’Inviolata lo ha fortemente voluto e votato.

Dopo il fiorire di politici di vecchio corso che fondano nuove aggregazioni ognuna con la pretesa dell’originalità a tutti i costi, l’esternazione di Roberto Gagnoni è segno che per loro lo sforzo fatto sinora non basta. Non basta staccarsi dal gruppo politico nel quale si è militato per anni, mettersi un costume da Masaniello e inventarsi un simbolo allegro e tondo come la pizza. E per rimanere in tema partenopeo, non funziona la canzone “scurdammuce o’ passat“, la gente non dimentica così facilmente. Ugualmente, però,  da quello che rimane della destra e della sinistra  il mantra che ripetono tutti i novelli civisti è “io sono l’unico puro, in quel covo di serpi“. Ma una volta distaccato, per solitudine o per convenienza, il soggetto si aggrega ad altri che hanno fatto lo stesso pensiero. Ricostruendo a grandi linee, se non la stessa cosa, qualcosa che gli somiglia.

Consapevoli quindi che la pillola proposta potrebbe non essere mai completamente ingoiata, decidono di chiedere al medico di cambiare terapia: dottore, pensaci tu.

Ed ecco che la “cura Gagnoni“, però, potrebbe rivelarsi efficace soltanto a curare solo i sintomi della sfiducia dei cittadini verso la politica che li ha vessati e umiliati, lasciando la malattia lì dove sta annidata da anni: nei personaggi e nei loro gruppi di potere che hanno ucciso la nostra città.