Il Commissario Marani a gamba tesa sulle indagini a salvaguardia dell’Ente: vietato agli indagati firmare atti legati alle indagini.

Dopo i blitz a ripetizione della Guardia di Finanza (e chissà se ce ne saranno ancora altri) con le perquisizioni in uffici e abitazioni di politici, dirigenti e funzionari (in tutto sette indagati) ordinati dal pool di magistrati della Procura di Tivoli: Luigi Pacifici, Filippo Guerra e Andrea Calice; vista la situazione che va man mano aggravandosi con risvolti ancora tutti da definire. Vista anche la sfacciataggine dimostrata da certi ingordi personaggi, che dovrebbero fare gli interessi dei cittadini e invece (seppur la situazione corruttiva era già nell’occhio della magistratura) hanno continuato imperterriti, come se nulla fosse accaduto, ad incassare tangenti in cambio di favori, è sceso in campo il Commissario prefettizio Giuseppe Marani con un provvedimento che la dice lunga sulla grave situazione venutasi a creare nel Comune di Guidonia Montecelio. Un Comune dove la corruzione l’ha fatta da padrone ed era diventata la regola. Con questa direttiva, inviata a tutti gli uffici del Comune, il commissario vieta a tutti gli indagati di firmare atti che indirettamente siano legati ai procedimenti in corso di indagine, per evitare “conflitto d’interesse”. Questo in attesa che siano stabilite le responsabilità o meno dei singoli indagati.

Di seguito riportiamo il comunicato emesso dal Commissario Giuseppe Marani e trasmesso per conoscenza a tutti gli uffici comunali

“Nei giorni scorsi alcuni uffici di questo ente sono stati oggetto di specifici atti di perquisizione, operati da agenti della Guardia di Finanza, su disposizione della Procura di Tivoli. Le evocate vicende sono oggetto di massima attenzione da parte di questa amministrazione, ed in merito a queste si stanno operando tutte le necessarie valutazioni di competenza. Nel far riserva di comunicare tempestivamente ogni eventuale determinazione che si riterrà di assumere in merito si ritiene di richiamare l’attenzione sulla necessità di assicurare la correttezza dell’agire amministrativo e l’imparzialità richiesta al dipendente pubblico nell’esercizio del potere decisionale. In tale ambito, al fine di prevenire ogni situazione in grado di generare, anche solo potenzialmente, conflitti d’interesse, si invita a non adottare pareri, valutazioni tecniche, atti endoprocedimentali o provvedimenti finali che direttamente o indirettamente siano oggetto di eventuali procedimenti penali che coinvolgano le signorie loro o i più stretti familiari – parenti o affini – all’uopo valutando per le relative incombenze la possibilità di avvalersi dell’istituto della delega per il tempo strettamente necessario e nel rispetto dei principi dell’ordinamento e delle misure eventualmente previste al riguardo dal piano anticorruzione”.

Ang. Scip.