Intervista all’Assessore Guida sul settore estrattivo. Salvaguardare lo sviluppo sostenibile ma vanno rispettate le regole

Il problema del settore estrattivo del travertino occupa le pagine dei giornali ormai tutti i giorni. Il Comune è accusato di non avere una posizione univoca e di voler chiudere le cave. Le cose stanno veramente così?
Assolutamente no. Vogliamo salvaguardare uno sviluppo sostenibile della filiera del travertino e dell’occupazione, nel pieno rispetto della legge. Il problema è che si continua a confondere la problematica legata allo sviluppo globale di tutto il bacino del travertino con le situazioni di alcune singole cave.
Al tavolo con la Regione noi stiamo lavorando ad un Accordo interistituzionale che dovrà vedere coinvolti Regione, Città Metropolitana e comuni di Guidonia Montecelio e Tivoli per approvare il “Piano di sviluppo, recupero e riqualificazione del Polo estrattivo” previsto dal Piano Regionale delle Attività Estrattive già nel 2009, ma mai attuato. 

Si è parlato molto di questo piano, ma credete che possa veramente essere risolutivo?
Riteniamo il piano fondamentale, a patto che ognuno dei soggetti coinvolti faccia la sua parte davvero. Non può essere tutto scaricato sul Comune. Il piano deve individuare, indicando modalità e tempistiche, le destinazioni d’uso finali delle aree estrattive, comprese quelle abbandonate, l’indicazione dell’assetto morfologico da ricostituire con il recupero ambientale, le infrastrutture necessarie al progressivo sviluppo del Polo estrattivo, le possibili attività compatibili con gli obiettivi del Piano e i siti estrattivi che per caratteristiche storiche, documentali, archeologiche, paleontologiche e paesaggistiche, devono essere tutelati.
Gli imprenditori lamentano la mancanza di una prospettiva senza la quale non è possibile fare investimenti.
Il piano dovrà essere sviluppato sulla base di rigorosi studi di tipo paesistico, culturale, economico, urbanistico, ambientale, geologico ed idrogeologico, costituirà variante ai PRG e, una volta approvato, darà certezze, soprattutto agli imprenditori, di poter proseguire l’attività con un percorso ben individuato, senza più incontrare intralci di alcun tipo. Da queste certezze possono nascere investimenti decennali

Alcune aziende dichiarano di aver avuto dei “pre dinieghi” alle loro richieste di prosecuzione attività. Ce l’avete con i cavatori?
Bisogna dire le cose come stanno. Il fronte degli imprenditori del travertino è vario e per niente coeso. Molti sono in regola con le norme e di conseguenza non hanno problemi, non fanno rischiare il posto ai propri operai e continuano ad assumere, avendo davanti lunghe prospettive di lavoro. Ad alcune singole attività, invece, gli uffici comunali hanno dovuto anticipare degli avvisi di diniego alla prosecuzione dell’attività, in quanto non avevano rispettato le prescrizioni contenute nelle originarie concessioni, non ripristinando il terreno contemporaneamente all’escavazione o scavando più di quanto fosse loro concesso. Ad oggi nessun diniego è stato ancora rilasciato, in realtà, ma solo avvisi che, se non si fossero messi in regola, si sarebbe proceduto. 
Il problema nel mettersi in regola risiede soprattutto nella mancanza di materiale con cui ricolmare lo scavo creato. Le autorizzazioni all’escavazione prevedono che si ricolmi man mano che si procede con lo scavo, proprio per evitare che si creino dei crateri troppo grandi per essere ricolmati. Alcuni cavatori, però, non si sono premurati in passato di conservare rocce e terre necessarie al ricolmamento, ma, anzi, si sono venduti questi materiali, ad esempio alle industrie del cemento, realizzando economie nell’immediato, senza pensare al futuro della cava. Questi imprenditori si trovano oggi col dover reperire un quantitativo di materiale talmente elevato, che non si trova sul mercato. Il problema del ricolmamento delle cave non riguarda solo i nostri territori. In tutta Italia è frequente trovare cave abbandonate e non recuperate per questi stessi motivi, che deturpano il paesaggio e possono generare dei rischi per l’ambiente, anche diventando ricettacolo di rifiuti.
 
Quindi il problema fondamentale dei cosiddetti “ritombamenti” che potrebbero far rientrare nelle norme le aziende inadempienti, sembra essere il materiale per riempire le cave. Ne serve davvero così tanto? 
Ne serve una quantità spropositata. Per esserne sicuri, lo abbiamo calcolato utilizzando il rilievo Lidar messo a disposizione dal Ministero dell’Ambiente, che consente di ricostruire la morfologia dei luoghi con estrema precisione. Il rilievo risale al 2008 e già i vuoti di scavo erano pari a 30 milioni di metri cubi, che  riportato ad oggi, arriverebbero a 50, considerando anche Tivoli. Per dare una dimensione, servirebbero 10 cantieri giganteschi come quello della TAV per mettere assieme tutto quel materiale di risulta. Da questa analisi emerge come non sia più rimandabile una decisione e che probabilmente il ritombamento non potrà costituire l’unica soluzione. Questa Amministrazione intende affrontare concretamente il problema senza rimandarlo ulteriormente, come fatto fino ad oggi. Dobbiamo lasciare alle future generazioni la certezza di lavoro, ma anche un ambiente sano e un paesaggio degno dell’ambito in cui ricade. 

 

Si parla sempre della filiera del travertino, in contrapposizione alla semplice estrazione e vendita, spesso all’estero, dei blocchi. Una lavorazione in loco, potrebbe risolvere il problema dell’occupazione e quello ambientale?
Da parte nostra, ci adopereremo affinché il Piano di sviluppo favorisca il contenimento del consumo di suolo privilegiando l’ampliamento delle attività estrattive in corso rispetto all’apertura di nuove cave, ma anche la disciplina delle modalità di estrazione dei materiali e lo svolgimento dell’intero ciclo produttivo all’interno del bacino estrattivo e la minimizzazione degli impatti, con particolare attenzione al paesaggio, agli ecosistemi, agli usi radicati del suolo, agli acquiferi sotterranei e superficiali, alla stabilità del suolo. Questo ridurrà le esigenze di trasporto fra aree di estrazione e quelle di lavorazione e utilizzo, favorendo anche lo sviluppo dell’occupazione nel rispetto delle attività economiche preesistenti. Nel frattempo che il Piano di sviluppo prenda forma, dando le prime certezze, gli operai possono essere impiegati nelle attività di riqualificazione che gli imprenditori, che non le hanno portate avanti nel passato, dovrebbero comunque attuare.
Guardando dall’alto il nostro territorio sembra un gigantesco buco nella pietra con decine di cave abbandonate e piene di acqua. Sarà sempre così? 
Lo sarà se continuiamo a cedere ai ricatti di chi con lo sfruttamento del territorio ha solo guadagnato, non avendo provveduto al ripristino della cava man mano che scavava così come vuole la legge e come previsto nella concessione rilasciata a suo tempo. Chi minaccia di lasciare la cava aperta, senza recupero ambientale, non dice nulla di nuovo, visto che è quello che hanno fatto già in tanti in passato. Il nostro territorio è costellato, purtroppo, di cave abbandonate semplicemente perché esaurite, e al cui recupero si dovrà provvedere con soldi pubblici e questo non è giusto. Considerando la mancanza di materia per il ricolmamento, sarebbe da ingenui pensare che le cave che oggi presentano vuoti enormi, domani non faranno la stessa fine, se si continua ad autorizzare come fatto in passato, senza le certezze che offrirebbe una pianificazione programmata.