La Cassazione sancisce definitivamente la chiusura del TMB all’Inviolata

 

 

Assodato ormai che per la discarica dell’Inviolata, con la sua lunga e travagliata storia, è stata messa la parola fine sin dal marzo 2014, quando la Magistratura fece sequestrare l’impianto dal Corpo Forestale dello Stato, dopo più di venti anni di occupazioni, proteste dei cittadini e delle associazioni ambientaliste con ricorsi al TAR, era rimasto in piedi il problema TMB (Trattamento meccanico biologico).

La Cassazione con sentenza del 7 aprile scorso ha messo la parola fine anche a questo manufatto della “galassia Cerroni”. Una vittoria che porta la firma delle associazioni ambientalistiche locali di Guidonia e Fonte Nuova aderenti al CRA (Comitato per il Risanamento Ambientale).

iImpianto TMB InviolataL’impianto costruito a ridosso della discarica, ha una lunga storia: ha inizio il 10 luglio del 2002, quando il Consiglio regionale del Lazio, con la Giunta Storace, deliberò il nuovo “Piano regionale dei rifiuti” che prevedeva la costruzione di impianti per produrre, con trattamento meccanico biologico (TMB), combustibile solido secondario (CSS), frazione organica stabilizzata (FOS) e il recupero di materiali plastici e ferrosi dagli scarti da discarica.
La delibera prevedeva che detti impianti di trattamento di rifiuti urbani, dovevano essere localizzati preferibilmente “a bocca di discariche in esercizio”.
I requisiti sulla carta, la discarica dell’Inviolata li aveva tutti e fu così che Manlio Cerroni, proprietario della Eco Italia 87 che gestiva la discarica, acquistò da Carlo Filippo Todini (proprietario di centinaia di ettari di terreno all’Inviolata) un terreno accanto alla discarica per la somma di tre milioni e mezzo di lire.
Il comune di Guidonia Montecelio (Giunta Sassano) con Delibera del Consiglio comunale n. 34 del 23 giugno 2004, votata dalla maggioranza di centrodestra, approvò la messa a disposizione della Regione Lazio di quel terreno per ubicarvi l’impianto TMB “al fine di chiudere l’attività della discarica dell’Inviolata”!
Arriviamo al 16 ottobre del 2007, quando Piero Marrazzo, nuovo Presidente della Regione Lazio e Commissario Delegato per l’Emergenza ambientale, approva il progetto per la costruzione dell’impianto TMB all’Inviolata presentato da Co.La.Ri. proprietario sempre Manlio Cerroni. Nel progetto si dice che l’impianto dovrebbe ospitare il trattamento di 190.000 tonnellate anno di rifiuti e produrre CDR da avviare all’incenerimento.

Nel mese di gennaio 2009 la nuova maggioranza al comune di Guidonia Montecelio di centrodestra guidata da Eligio Rubeis, apprInvilata e l'impianto Tmb vista dal Drone - Foto di Angelo Scipioniova una mozione a favore della costruzione dell’impianto. Il 5 marzo 2010 nella Conferenza dei servizi della Regione Lazio, viene presa la decisione favorevole definitiva per autorizzare Co.La.Ri. alla costruzione del TMB. A favore votano sia il sindaco di Guidonia Montecelio Eligio Rubeis, la Regione Lazio, ARPA e la ASL. Il Co.La.Ri. è rappresentato in regione dall’ex presidente regionale Bruno Landi. Il 16 aprile 2010, il Dipartimento Territorio della Regione Lazio (Area Energia e Rifiuti, a firma del dirigente Luca Fegatelli) rilascia l’A.I.A. per la costruzione del TMB di Co.L.a.Ri.
Tralasciamo altri passaggi burocratici: La Regione Lazio concede l’A.I.A. definitiva all’impianto TMB, con annessa discarica di servizio per un totale di 190.000 tonnellate l’anno. Più un impianto di compostaggio di rifiuti organici per un totale di 27.000 tonnellate anno, per la durata di 5 anni. I lavori prevedono la realizzazione dell’impianto in 21 mesi.
A questo punto, però, cominciano gli intoppi: L’ARPA Lazio ad aprile del 2012 decide di approfondire i rilievi, già evidenziati nel 2011, a proposito di un vasto inquinamento rilevato nella falda sottostante la discarica dell’Inviolata. Anche e soprattutto dietro le sollecitazioni dei movimenti ambientalisti locali, le analisi del sottosuolo rivelano un presenza massiccia di ferro, nichel e manganese. All’inquinamento (provocato dal percolato prodotto dai primi due invasi, non coibentati adeguatamente, nei primi anni della nascita della discarica) è interessata anche l’area dove dovrebbe sorgere l’impianto TMB.
Panorama del TMB in costruzione - Foto di Angelo ScipioniNonostante questo rilievo fatto dell’ARPA Lazio, il 4 giugno 2012, Manlio Cerroni e Francesco Rando, rispettivamente come rappresentanti della Co.La.Ri. e della Eco Italia 87 , annunciano l’avvio dei lavori di costruzione. Per gestire il nuovo impianto, i due firmatari costituiscono una società ad hoc, la Co.La.Ri. Ambiente Guidonia srl. Ma fanno ancora di più: a nome della Eco italia 87, Francesco Rando presenta alla Regione Lazio un progetto per una ulteriore discarica da 500.000 metri cubi di rifiuti, da affiancare all’impianto TMB.
A questo punto “la banda dei monnezzari” sembra aver avuto partita vinta… I lavori per la costruzione dell’impianto vanno avanti, anche con l’assenso e il beneplacito dell’amministrazione Rubeis, che alla conservazione dell’ambiente e alla salute dei cittadini, antepone “i benefici che avranno le finanze comunali”.
Il 20 dicembre 2013, interviene la Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici del Lazio.
Il Soprintendente Giorgio Palandri invia una lettera alla Procura di Tivoli, al Comune di Guidonia Montecelio e alla Regione Lazio, dove chiede di far sospendere i lavori di costruzione dell’impianto TMB, perché privo di autorizzazione paesaggistica.
Il 5 febbraio 2014 una diffida a sospendere i lavori, viene presentata alla Procura di Tivoli e alla Prefettura di Roma, anche dalle associazioni ambientalistiche locali aderenti al CRA di Guidonia e Fonte Nuova, con la stessa motivazione: mancanza di autorizzazione paesaggistica, obbligatoria e necessaria, in quanto “atto presupposto” per il rilascio dell’A.I.A. regionale. Per di più, questo impianto è in costruzione su terreni sottoposti a Piano di caratterizzazione per la conclamata contaminazione della falda sottostante.
Nonostante le diffide, anche quella del MiBACT, i lavori proseguono, ma il 30 luglio 2014 il Tribunale di Tivoli, emette una ordinanza di sequestro, associandosi a quella emessa dal Soprintendente ai Beni paesaggistici del Lazio, Giorgio Palandri.
Co.La.Ri. presenta ricorso al Tribunale del Riesame che in data 23 settembre dissequestra il cantiere autorizzando il proseguimento dei lavori.
Il Tribunale di Tivoli presenta ricorso in Cassazione. Nel frattempo Manlio Cerroni, con una serie di “scatole cinesi”, trasforma la”Co.La.Ri. Ambiente Guidonia s.r.l.” in “Ambiente Guidonia s.r.l.” e ridimensiona la potenzialità del TMB a 100.000 tonnellate anno.
La costruzione del TMB intanto prosegue e viene portata a termine. Il 17 dicembre 2015, di fronte ai tecnici della Regione Lazio, della Asl locale, del Vicesindaco f.f. Andrea Di Palma ed esponenti del consiglio comunale avviene il primo collaudo degli impianti per il trattamento dei rifiuti indifferenziati.
Andrea Di Palm

20081112 - ROMA - CLJ - GASSIFICATORE: Cerroni Manlio il proprietario della discarica di Malagrotta Angelo Scipioni
Manlio Cerroni

a, con l’occasione ribadisce nuovamente i benefici economici che arriveranno per le casse comunali: un milione e mezzo di euro recuperati per lo sconto del 15% sulla tariffa Rsu (rifiuto solido urbano), più il contributo ambientale che pagheranno i comuni per il conferimento dei rifiuti al TMB.
Tutto ormai sembra delineato: l’impianto TMB potrà funzionare, ma ancora qualche ostacolo non ne permette la sua apertura.
A marzo 2016, riprende presso L’Area Rifiuti della Regione Lazio, la Conferenza dei Servizi regionale. Si deve decidere se concedere l’A.I.A. all’impianto. Ma la dirigente Flaminia Tosini, non riesce a derimere le questioni dei contendenti. Ritenendo la questione “troppo calda” demanda la decisione rinviandola al Consiglio dei Ministri.
Arriva però prima la Cassazione che, con sentenza del 7 aprile 2016 dà ragione alla Procura di Tivoli che già aveva posto a sequestro l’impianto TMB, dissequestrato in seguito dal Tribunale del Riesame.

In una nota diffusa dal CRA dopo la sentenza della Cassazione si dice: “ I cittadini sensibili alla tutela del territorio e non agli affari privatistici, attendono ora la chiusura dell’incubo camionabile alla Selciatella, l’abbandono delle devastanti varianti al Piano regolatore generale (come quello del Polo direzionale), la bonifica del sito inquinato, la fruibilità del Parco Regionale e, soprattutto la nascita e il riconoscimento di una progettualità territoriale di condivisione e di rispetto                                                                         per le peculiarità storiche, geomorfologiche, e paesaggistiche dell’area a nord-est di Roma. La battaglia continua…”
                                                                                                                                                                                                                                          Angelo Scipioni