La crisi delle cave a Guidonia: ne abbiamo parlato con Claudio Coltella segretario generale della Fillea Cgil per Rieti, Nord Est Romano e Valle dell’Aniene

Sul problema delle cave a Guidonia se ne è parlato e se ne parla affermando tutto e il contrario di tutto.

A questo punto anche noi vogliamo trattare la questione, tralasciando la critica alla strumentalizzazione che si è fatta e seguita ad esserci da parte di schieramenti politici di parte avversa, supportati anche da certa stampa ed hanno procurato soltanto allarmismo che non giova certamente a sciogliere il bandolo della matassa e risolvere i problemi, che purtroppo ci sono, ma vanno risolti con il buon senso di tutti gli attori in causa.

Fatta questa premessa e senza nessun pregiudizio da parte nostra, abbiamo avuto un colloquio schietto e senza peli sulla lingua con Claudio Coltella, segretario generale della Fillea Cgil per Rieti, Roma est e Valle dell’Aniene, al quale abbiamo chiesto di esplicitare nel merito della questione, la linea che il suo sindacato intende seguire per risolvere al meglio questa annosa vicenda mai affrontata nel passato, incancrenitasi nel tempo e che questa amministrazione vuole risolvere nel rispetto delle leggi che i cavatori hanno disatteso fino ad oggi, con la compiacenza della vecchia politica del malaffare e dei compromessi che ha governato Guidonia Montecelio in passato.

Signor Coltella, secondo lei e il sindacato che rappresenta, questo allarmismo tra i lavoratori e le loro famiglie che è stato creato speculativamente da certa politica, a fronte di un problema che esiste, ma non è stato mai affrontato e al quale questa amministrazione ha deciso di mettere mano proprio a salvaguardia del loro lavoro e quello degli imprenditori, è giustificato e si arriverà ad avere un futuro migliore per l’ambiente a Guidonia nel settore estrattivo?

Senta io non mi occupo di politica, a me interessa la salvaguardia dei posti di lavoro. Come diceva quel proverbio cinese: non mi interessa se il gatto è bianco o nero, l’importante è che mangi il topo. Non mi interessa il futuro economico e produttivo del comune di Guidonia Montecelio, per me lo è nel momento in cui ha ripercussioni sull’occupazione. Se l’amministrazione decide che queste cave debbono essere chiuse perché deturpano, inquinano, mettono in pericolo la sicurezza pubblica, voglio sapere però che ci facciamo con i lavoratori: a me interessa la sorte dei lavoratori. Da quando sono stato demandato ad occuparmi anche del territorio di Guidonia, ho passato del tempo a cercare di capire il sistema, parlando con i lavoratori e con le aziende e mi sono reso conto che era un sistema che, al di là per quello che è l’impatto ambientale (secondario per me in questo momento) era un sistema già sofferente da un punto di vista organizzativo generale del lavoro, per cui come sindacato, ho cominciato a fare incontri con tutti quelli che ci hanno dato ascolto.”

Un problema che nasce da lontano. Ci racconti come siamo arrivati a questo punto.

“Ho cominciato (precedente sindaco assente per i noti motivi) dal facente funzione, con la vecchia amministrazione regionale e con il Centro di valorizzazione del Travertino Romano, cercando di creare un ambiente tale che portasse ad una modifica del sistema produttivo finalizzato ad un diverso sfruttamento più razionale e più adatto a quelle che sono le condizioni di oggi sul territorio. Certamente non sono più quelle di trenta/quaranta anni fa. Purtroppo oggi il travertino si cava ma la sua lavorazione maggiormente viene fatta nei paesi dove viene esportato. Noi del sindacato vogliamo trovare una strada per riportare la lavorazione di finitura qua sul territorio, cosa che probabilmente doveva essere già fatta venti anni fa.

Di chi è la colpa di tutto questo? Sarebbe stata utile più lungimiranza sul futuro del settore estrattivo?

Le responsabilità sono di tutti, comprese le nostre e di quelli che si sono adagiati pensando che le cose andavano bene in quel modo. E questo andazzo stava bene anche agli stessi lavoratori, al sistema produttivo, alle amministrazioni. Stava bene a tutti: ma non a me che guardavo al dopodomani e non all’oggi e il dopodomani si è rivelato quello che stiamo vivendo oggi: vale a dire che le condizioni politiche, le sensibilità ambientali, quelle economiche, le necessità cambiano e con loro cambiano anche le condizioni per cui un’attività riesce ad essere produttiva ed economica sul territorio. Detto questo ho trovato piena adesione da parte degli imprenditori, perché anche loro si sono resi conto che stavano avviandosi verso una china pericolosa e dovevano entrare nell’idea di cominciare a valorizzare il prodotto in loco e non esportare soltanto i blocchi. Bisognava fare una lavorazione anche di qualità facendone anche un discorso a ritroso con la storia e riportare la tradizione del travertino romano nel tempo. Bisognava creare un marchio di qualità per valorizzarne il suo uso, per distinguere il nostro prodotto dagli altri e valorizzare maggiormente la sua commercializzazione nel mondo.

Se guardiamo le carte e le dichiarazioni del Comune risulta che i posti di lavoro a rischio sono causa delle irregolarità sugli adempimenti delle aziende.

Veniamo all’oggi e al contenzioso che si è aperto con l’attuale amministrazione. Abbiamo avviato una concertazione per giungere ad un accordo di programma proposto dal Comune e che ci vedeva partecipi come sindacato, assieme alla Regione Lazio, all’amministrazione comunale, agli imprenditori e al Centro per la valorizzazione del travertino, per discutere di un ripristino ambientale da attuarsi con gradualità, salvaguardando il lavoro e l’occupazione. Purtroppo non è bastato a impedire che si giungesse ugualmente alla revoca dell’autorizzazione all’escavazione a una delle aziende, la STR, già avvisate con un pre-diniego per regolarizzare le loro posizioni con il ripristino ambientale del territorio di loro competenza, a firma dalla dirigente alle attività estrattive Paola Piseddu, con la motivazione di non aver ottemperato alla richiesta di mettersi in regola presentando un progetto di ripristino ambientale credibile, decretando così la perdita del posto di lavoro per quaranta lavoratori occupati in quella cava.

Ma si tratta di una forzatura del comune, la revoca non era regolare o è una questione di tempi?

La cosa che io contesto e ne do la colpa al sindaco, non sta nel merito ma nel metodo usato, perché visto l’accordo di programma che si stava discutendo, potevano dirci che il progetto presentato non era credibile e io mi sarei adoperato con la dirigenza dell’azienda per renderlo fattibile.
La revoca della concessione impedisce all’azienda di proseguire nella sua attività di escavazione e quindi il potenziale licenziamento di quaranta operai. Ho già ricevuto l’apertura per la procedura di mobilità e questo significa che se non ci saranno novità entro 75 giorni massimo, i lavoratori verranno licenziati. Ma io ho la convinzione che quell’azienda possa essere nelle condizioni di soddisfare i requisiti richiesti, attuando una diversa gestione del territorio, più rispettosa dell’impatto ambientale e più dedicata alla lavorazione che all’estrazione, come di fatto lo era già in precedenza con due terzi degli operai impiegato nei laboratori di finitura, dove si realizzano i progetti e soltanto un terzo impiegato in cava. Di conseguenza l’azienda proseguirà la lavorazione con il materiale disponibile in magazzino e poi avverranno i licenziamenti, prima dei lavoratori della cava e poi quelli del laboratorio.

Se le irregolarità delle imprese hanno portato ai licenziamenti, ora si può correre ai ripari?

Anche adesso, prima di arrivare ai licenziamenti formali esistono soluzioni alternative stabilite dalle amministrazioni. Ci sono le condizioni per creare un progetto che io guardo con favore, l’accordo di programma presentato dall’amministrazione comunale, che prevede quale dovrà essere il sistema di lavoro che dal primo ottobre prossimo regolerà l’attività su quel territorio. Certo, sarebbe stato meglio attendere questa data senza mandare tutti a casa, stiamo parlando dopotutto di un mese, ma evidentemente gli uffici comunali la pensano diversamente.

Attuerete iniziative di protesta?

Lunedì 3 settembre i lavoratori si riuniranno per decidere le forme di protesta da mettere in atto Mi aspetto tuttavia dall’amministrazione comunale degli impegni per superare la crisi, ed io a mia volta, oltre a sospendere lo sciopero provvederò a chiedere all’azienda la revoca della mobilitazione>>.

Angelo Scipioni