La moneta complementare: soluzione adottabile per alleviare la crisi nel nord-est romano?

 

moneta-complementare E’ risaputo che la causa principale della crisi economica attuale è cominciata nel 2008 a livello mondiale e l’Italia non ne è stata certo immune. Quante volte ci siamo chiesti: quando finira? Ci sarà mai una ripresa economica? Tutte domande che al momento non trovano risposta. Debito pubblico, tasse, spread, disoccupazione giovanile, sono tutti fenomeni che frenano la ripresa. Se a tutto questo aggiungiamo che le banche su questo ci speculano, il quadro della situazione attuale si presenta decisamente critico. Le politiche di austerity, invece di risolvere il problema lo hanno amplificato, sia a livello popolare che nel campo delle imprese.

Nel Lazio quasi una famiglia su due afferma di aver registrato una diminuzione del proprio benessere. A registrare le maggiori difficoltà sono le famiglie a monoreddito. I più colpiti sono i piccoli comuni, a differenza di Roma, dove prevale un giudizio più positivo sulla qualità della vita. Nel Lazio, secondo l’Eures, ci sono 176 mila famiglie povere con un reddito inferiore a 986 euro mensili.

Tutto questo ci porta ad affrontare un argomento che ancora non è molto conosciuto dalla maggioranza delle persone: vogliamo parlarvi della Moneta Complementare, un tipo di moneta virtuale che sta pian piano prendendo piede anche in Italia.

Le monete complementari sono strumenti di commutazione con cui è possibile scambiare beni e servizi affiancandole al denaro ufficiale (rispetto al quale sono complementari) e vengono accettate su base volontaria. Questo circuito di moneta virtuale esiste già in Sardegna, si chiama Sardex. A Roma e nel Lazio lo stesso modello si chiama Tibex. Ma cerchiamo di capirne di più con degli esempi.

Va premesso che le monete complementari sono nate per favorire l’economia di piccoli negozi e piccole imprese che più soffrono la crisi, attraverso un sistema di buoni sconto basato sullo scambio di servizi: in pratica una sorta di “baratto parziale”. In questo modo si crea un circuito virtuoso tra imprese che lavorano sul territorio e che scambiano servizi tra loro.

Il negozio o l’impresa che vende un certo prodotto, ha un credito, mettiamo, presso il Tibex che è il circuito di credito nel Lazio e potrà spenderlo all’interno di un circuito di imprese che vendono o offrono altri servizi per cui si scambiano dei crediti. In questo modo è come se questi servizi si pagassero in natura e da qui parte la definizione di baratto parziale.

Nel passato questo tipo di scambi si faceva con gli cheque che erano una sorta di buono sconto attribuito a determinate merci nell’ambiE-moneyto del commercio locale. Per esempio si andava dal salumiere, si spendevano 10 euro, se ne pagavano 8 in euro più due cheque. Il salumiere, a sua volta, con i due cheque andava al bar a fare colazione, pagava un euro e uno cheque. Si creava in questo modo un baratto parziale e la moneta continuava a circolare.

Le monete complementari hanno lo stesso criterio di funzionamento degli cheque e potrebbero essere una nuova forma di sostegno al territorio, una opportunità per le imprese e i professionisti iscritti al circuito per trovare nuovi clienti e potrebbe essere una soluzione alla crisi economica anche qui nel nord est romano.

Marina Renotti  (ha collaborato Angelo Scipioni)