Quando la scuola non svolge appieno il suo compito educativo…

La scuola per istituzione deve formare i nostri ragazzi, cominciando dai bambini fino all’età adulta.

Quello che vogliamo raccontarvi e denunciare, è uno dei tanti casi dove la scuola, intesa nelle sue istituzioni, questo compito non lo svolge o lo sta svolgendo male. Questa non vuole essere un’accusa ma una constatazione che facciamo e che coinvolge un bambino “difficile” di nove anni. Questo bambino, lo chiameremo Marco, ha un papà una sorellina più piccola di sei anni e mezzo, ma non ha una mamma, morta a causa della malasanità, nel 2010 presso l’ospedale di Tivoli. Si chiamava Silvia B. ed aveva 35 anni. Morì per una polmonite scambiata dai medici per una banale influenza. All’epoca questi bambini avevano quattro e un anno e mezzo. Da allora sono cresciuti con il papà Giuliano F. , di 45 anni operaio.

Probabilmente qualcosa a livello psicologico, per la perdita dell’affetto materno, ha determinato in questo bambino, durante la crescita sino ad oggi, un disadattamento che gli psicologi dei Servizi sociali non hanno saputo captare, con il risultato che nel tempo è diventato un bambino ingestibile a relazionarsi con le altre persone, soprattutto a livello scolastico. Fino allo scorso anno ha frequentato la scuola elementare “Tommaso Neri” a Tivoli Terme, proprio vicino casa sua dove abita con la sorellina e il papà in una casa popolare. Subito si è rivelato un bambino difficile”: in classe aggrediva e picchiava i compagni di classe e rispondeva con parolacce e sputi sia alle maestre che agli insegnanti di sostegno che gli erano stati assegnati. Per lo scarso profitto e l’immaturità dimostrata, in questa scuola ha ripetuto sia la prima che la seconda elementare. Certamente le sue carenze n24f4e2488ac5192dafab0123c4370cef_mon sono state capite dagli insegnanti che, nonostante il bambino usufruisse di 22 ore settimanali di assistenza, non sono stati in grado di rapportarsi con lui e correggere il suo comportamento litigioso nei confronti degli insegnanti e dei compagni di classe. Tutto ciò, dopo tre denunce inoltrate dalla dirigente scolastica, avrebbe indotto la decisione del Giudice del Tribunale dei minori,  anche dietro la segnalazione dei servizi sociali, di trasferire il bambino con la sorellina in un’altra scuola. Il papà, a tal proposito, racconta che non si è opposto a questa decisione per paura delle conseguenze che potevano determinarsi se non avesse accettato e ha dato il consenso al trasferimento.

Comunque, a nostro parere, non è ammissibile che, se le istituzioni falliscono e non sono in grado di intervenire, le carenze educative ricadano sul bambino. Se si pensava di risolvere il problema con il trasferimento in altro istituto, tutti gli attori di questa vicenda hanno fallito!

Il bambino con la sorellina da quest’anno frequentano la scuola elementare Leonardo Da Vinci a Guidonia. Tutte le mattine uno scuolabus e alcuni volontari di una Casa Famiglia di Marcellina prendono lui e la sorellina da casa e li portano a scuola, riconsegnandoli al papà alle cinque del pomeriggio.

Anche in questa scuola, purtroppo, si è riproposto (per non dire che si è aggravato) lo stesso problema. Il bambino, che frequenta la seconda C, sta avendo lo stesso comportamento di prima: litiga, dice parolacce, sputa e picchia gli altri bambini della sua classe, oltretutto tutti e 20 più piccoli di due anni. Dall’inizio dell’anno scolastico si è arrivati a sostituire tre insegnanti. L’ultimo insegnante supplente è stato morso ad una mano e ad una bambina avrebbe fatto sbattere la testa al muro.

Ma l’ultimo caso, forse il più grave e che ha provocato la presa di posizione di tutti i genitori, si è verificato la mattina dello scorso venerdì 28 ottobre. Una bambina è stata tirata per i capelli, tanto che sua madre è stata costretta a farla visitare per un controllo al pronto soccorso dell’ospedale “San Giovanni Evangelista” di Tivolavviso-su-ubicazioni-aule-delle-scuole-materne-ed-elementarii. Per fortuna nulla di grave, soltanto dolore di testa curato con la tachipirina. Questo ennesimo episodio, però, ha indotto nello stesso pomeriggio i genitori dei bambini della seconda C a rivolgersi ai Carabinieri di Guidonia, manifestando lo stato di disagio venutosi a creare per i loro figli alle prese con i continui soprusi a cui sono sottoposti da questo bambino. Dall’incontro hanno ottenuto la promessa che   chiederanno un confronto tra i responsabili dei servizi sociali di Guidonia Montecelio e di Tivoli. Nel frattempo hanno deciso di preparare un esposto scritto da presentare, oltre che all’Arma dei Carabinieri, al Dirigente scolastico, alla Asl, al Provveditorato agli Studi e per conoscenza ai Servizi sociali.

Spiega il portavoce delle famiglie Lucio del Vecchio: “Lungi da noi l’intento di voler danneggiare il bambino o gli insegnanti. Anzi pretendiamo che le istituzioni preposte trovino il modo di consentire a questo bambino di inserirsi, vogliamo salvaguardare anche l’incolumità dei nostri figli. Vogliamo che venga assegnata al bambino una persona altamente specializzata e competente a seguire questi casi e che copra stabilmente tutte le ore di lezione giornaliere. All’esposto allegheremo tutti i documenti necessari per spiegare e rendere chiara la situazione che si è venuta a creare, compreso il referto medico della bambina aggredita venerdì. Faremo inoltre richiesta di accesso agli atti per ottenere copia del diario scolastico giornaliero: naturalmente soltanto nella parte riguardante le annotazioni fatte dagli insegnanti delle relative vicende in discussione. Voglio inoltre ricordare che fino ad oggi i nostri bambini hanno subito, dall’inizio dell’anno scolastico, in circa due mesi la supplenza di tre insegnanti, cosa inaccettabile e che deteriora il programma e l’apprendimento per i nostri figli. Altra cosa che mi preme sottolineare è che questa incresciosa situazione fa venir meno “Il Patto educativo di corresponsabilità” dove nel capitolo che tratta “le norme di comportamento dei docenti” recita testualmente tra l’altro: “Promuovere in ogni occasione il dialogo con il singolo studente e con il gruppo di classe”. Il Provveditorato ne prenda atto e adotti i dovuti provvedimenti”.

Angelo Scipioni