Le ragioni del NO al Referendum

14257655_1266673426699057_1190725105977292336_o 14241420_1266679050031828_1955637815893706799_oSabato 3 Settembre gli attivisti del M5S come promesso sono scesi nelle strade del comune di Guidonia Montecelio, avanzando le ragioni del NO al Referendum. E’ stata una grande impresa in quanto il territorio di Guidonia M. è talmente esteso da richiedere l’impegno di un grande numero di volontari. Oltre agli attivisti una macchina e una roulotte hanno girato con le bandiere del Movimento per tutta la mattinata facendosi notare dai cittadini. C’è stato un grande riscontro tra la gente, interessata a capire meglio le motivazioni che ci hanno portato verso questo Referendum.  Sabato 10 Settembre dalle ore 16 al Parco Caduti di Nassiriya (Pinetina di Guidonia) portavoce, attivisti e cittadini del M5S si incontreranno per parlare del Referendum Costituzionale.

Entrando nel merito del referendum, che si dovrebbe votare nel mese di novembre, ricordiamo che la vittoria del NO manterrebbe la costituzione attuale mentre la vittoria del SI porterebbe alla modifica della carta costituzionale, inoltre essendo un referendum confermativo non esiste quorum, la vittoria del si o del no viene considerata in base agli effettivi votanti.

Le ragioni al secco NO da parte del M5S sono spiegate innanzitutto da quella che è ritenuta una sorta di inganno organizzato dai promotori della riforma costituzionale ovvero dallo stesso governo in essere. Già discutibile il ruolo che legittima l’attuale capo di Governo che non è stato scelto dai cittadini, ora si vuole anche invertire il significato dell’istituto referendario che da strumento di sovrana decisione popolare, passa a mezzo che “utilizza” il popolo per ratificare quanto già deciso. In vero si sottrae potere ai cittadini e si mortifica il Parlamento. L’attuale riforma della Costituzione rappresenta di fatto il contenuto di un atto di indirizzo politico di maggioranza e quindi di Governo, lasciando pensare che il referendum costituzionale possa essere richiesto in funzione confermativa dagli stessi promotori della revisione, mentre invece il referendum, regolato dall’articolo 138 della Costituzione, svolge una funzione oppositiva, ultima risorsa di chi non avendo potuto avere direttamente voce in Parlamento si rivolge al popolo sovrano. Entrando nel merito della riforma, se vincesse il SI, il “nuovo” Senato sarà composto da 100 Senatori, di cui 74 consiglieri regionali e 21 sindaci e da 5 senatori nominati direttamente dal Presidente della Repubblica con mandato di 7 anni non rinnovabile. Non è chiaro il metodo di come questi saranno eletti, ma è chiaro che saranno scelti su base partitica e come tali, invece di rappresentare le istituzioni territoriali, saranno portatori di istanze politiche di parte. Inoltre i Senatori non dovranno dimettersi dalla loro funzione di consiglieri regionali o di sindaci, ma continueranno a svolgere part-time tutte le cariche, un modello alquanto singolare che non ha nessun riscontro nelle altre democrazie di nessun paese, ma vanno anzi in senso inverso.  A parte la menzogna relativa all’abbattimento dei costi (è vero che i senatori non percepiranno alcuna indennità per la carica senatoriale, ma è altrettanto vero che l’Istituzione in sè verrà interamente mantenuta con tutti i suoi costi attuali), in realtà il Senato non solo non verrà “soppresso” (tant’è che il Parlamento sarà composto sempre da Camera e Senato), ma continuerà ad esercitare funzioni parecchio confuse e pasticciate. Riguardo il bicameralismo paritario al quale la riforma intende sottrarsi, questo di fatto risulta spesso violentato dall’uso del voto di fiducia. Le leggi quando non sufficientemente ponderate, né maturate dalla società, implicano delle revisioni, mentre le questioni sulle quali c’è un consenso collettivo consolidato, non necessitano di continui cambiamenti. Il numero di firme necessarie per la presentazione di proposte di legge di iniziativa popolare viene triplicato e la riforma finisce per aumentare anche il numero delle firme necessarie per la richiesta dei referendum, di certo una riforma che non va incontro a strumenti di democrazia diretta.

La riforma accentra quindi il potere verso l’alto, dal Parlamento al Governo. Se passa questa riforma costituzionale, sommata al sistema Elettorale dell’Italicum si affidano decisioni fondamentali ad una maggioranza artificiale, dominata dal leader di un partito sostenuto di fatto da meno di un terzo dei consensi elettorali. Questa maggioranza potrebbe decidere da sola sui diritti fondamentali di libertà, sull’indipendenza della Magistratura, sulle regole dell’informazione, sui principi dell’etica pubblica, sulle prerogative del ceto politico, sulle leggi elettorali e perfino su ulteriori revisioni costituzionali.

La costituzione è di tutti, non è ne di maggioranza ne di opposizione, si pone ad un livello ben più alto rispetto la politica quotidiana.

Rino Del Gallo