Marcellina: Durante i lavori di ampliamento del gasdotto della Snam, sono tornati alla luce i resti delle prime terme rurali dei romani risalenti al II° secolo a.C.

Il sito ricoperto in attesa che possa essere esposto al pubblico
Il sito ricoperto in attesa che possa essere esposto al pubblico

Se non fosse stato per i lavori da eseguire su quel tratto della variante sul Gasdotto Mediterraneo-Italia della Snam qualche mese fa, non avremmo mai saputo che su quel terreno gli antichi romani avevano costruito 2200 anni fa, tra il II° e il I° secolo a.C., un monumentale complesso termale a beneficio della vita rurale degli abitanti ivi residenti. Siamo nel territorio del comune di Marcellina in località Pozzo Grande, presso la Fonte Manfrella. La scoperta è stata fatta durante gli scavi per sostituire un tubo del diametro di due metri. Nel movimento terra, le ruspe si sono imbattute nel ritrovamento dei primi manufatti con il conseguente blocco dei lavori di sterramento.

La conduzione degli scavi è stata presa in consegna della Soprintendenza Archeologica del Lazio con una equipe di archeologi guidata da Maria Cristina Recco e Maria Fabiani. Lo straordinario di questo ritrovamento è dovuto anche al fatto che questo territorio, sebbene a pochi chilometri dell’antica Tibur, non era mai stato inserito nelle cartografie archeologiche e per questo motivo la scoperta è anche deimg-20161201-wa0007stinata a far fare delle nuove ricerche fino ad oggi poco documentate. L’archeologo Zaccaria Mari, funzionario responsabile di zona della Soprintendenza del Lazio, infatti afferma che l’eccezionalità di questa scoperta sta proprio nella data: “Nel II° scolo a.C. le terme cominciavano la loro esistenza soltanto nelle grandi città, ma l’altra cosa che ci ha sorpreso è che queste terme sono in campagna. Già sarebbero antiche in ambito urbano, ma qui sono del tutto inaspettate. –Perché in questo posto allora, chiediamo- E questo è il bello. Erano ad uso della popolazione rurale. Va considerato che Tibur, la Tivoli antica, era lontana e queste terme, in definitiva erano destinate alle persone che vivevano in campagna, dai signori che vivevano nelle ville, cosi come a quelle persone che vivevano negli insediamenti rustici. Quindi questo sta a testimoniare che il tenore di vita era elevato e che la gente rurale aveva il livello civile e sociale, tale da permettersi di frequentare le terme. Il sito si trova ai piedi della catena del monte Gennaro, in territorio del Parco dei Monti Lucretili ed è rimasto sepolto per secoli dalla terra franata dalla montagna sovrastante. Oltre ai resti degli ambienti termali, è stata rinvenuta anche la strada d’accesso lastricata con un tratto coperto in galleria conosciuto come “Via Tecta” che si ricollega ad un ponte. Le terme vennero costruite in un avvallamento nelle vicinanze del corso di un fiume e si alimentavano con cisterne costruite più a monte. Non è escluso – seguita nella sua descrizione Mari – che le acque di questo fiumiciattolo fossero utilizzate per creare un bacino artificiale usato come piscina”. Tutte le strutture venute alla luce sono state reinterrate per motivi di conservazione, in attesa che venga studiata e messa in atto una strategia per poterle esporre al pubblico. Prossimamente a gennaio questo ritrovamento sarà oggetto di un convegno scientifico.

Le foto sono di Alessandro Marulli che si ringrazia per la collaborazione alla realizzazione del servizio

Angelo Scipioni