Mosaici romani scoperti al CAR a breve esposti al pubblico. Erano i pavimenti delle antiche terme della “Villa dei Gallonii”

Riceviamo e pubblichiamo la nota rilasciata dell’Area Comunicazione e Relazioni esterne del Centro Agroalimentare Romano con sede a Setteville di Guidonia. Come è noto, negli anni ’90 durante la costruzione delle strutture che ospitano uno dei più grandi mercati agroalimentari d’Europa, numerosi sono stati i ritrovamenti di epoca romana, e a conferma della grande devozione di tutta l’area compresa tra la capitale e Tivoli, numerose sono le tracce del culto del Dio Ercole.

L’antico cuore archeologico del Car esposto alla pubblica fruizione. Pallottini: <Vogliamo promuovere il territorio che ci ospita e la sua antica vocazione agroalimentare>

L’area di scavo delimitata da transenne

La prima parte dei lavori previsti è finita pochi giorni fa ed ora dal piccolo cantiere tra gli ulivi affiorano le antiche pareti di due locali comunicanti a carattere termale. E’ proprio qui – in una grande aiuola verde ben piantumata con cipressi ed ulivi – che verranno opportunamente esposti, adeguatamente tutelati e brillantemente valorizzati (secondo le direttive della Sopraintendenza Archeologica del Lazio) due antichi pavimenti a mosaico colorato risalenti all’epoca fra il Il° e il IV° secolo dC e pertinenti agli impianti termali vicini alla cosiddetta “Villa dei Gallonii” (o dell’Ercole Fanciullo), scoperta parecchi anni fa nella odierna zona di insediamento del Car sulla via Tiburtina. E più esattamente in un diverticolo della via consolare che arrivava fin alla “villa rustica” – residenza e insieme azienda agricola – con molteplici attività agroalimentari di produzione, trasformazione manifatturiera, stoccaggio ed un allacciamento idrico all’Aniene per l’alimentazione di alcune “pescinae” (vasche di allevamento ittico).

La villa contava pure su impianti termali come usava allora in tutta la zona dell’Agro Sabino-Tiburtino, noto nell’antichità per le ricche produzioni di frutta. E all’alta dirigenza del Centro Agroalimentare Roma ha fatto molto piacere condividere le garbate sollecitazioni della Sopraintendenza e del prof. Zaccaria Mari per valorizzare l’antica vocazione economica del sito dove (2000 e più anni dopo…) opera il più grande e più importante agromercato d’Italia.
Imballati, protetti, ricoverati per anni in uno degli stabilimenti logistico-distributivi dell’agromercato, i due pregevoli manufatti di epoca romana verranno spostati. E ricollocati esattamente nel “laconicum” (una sorta di sauna) per il quale erano stati ideati e realizzati, ma poco lontano. Riemersi a suo tempo dai lavori di costruzione del Centro Agroalimentare Roma e custoditi (al riparo da intemperie, vandali, agenti di deterioramento) in un ottimo stato manutentivo, adesso i due mosaici verranno rimontati nelle loro originarie strutture murarie di supporto – un piccolo bilocale che assomiglia ad una sauna con un vestibolo come spogliatoio – a loro volta estratte dal luogo del ritrovamento e riedificate con cura e scrupolo filologico in un sito ed in un ambiente adatti al pubblico apprezzamento e a una fruizione culturale che li renderà oggetto di frequentazione da parte di visitatori, scolaresche, studiosi e appassionati di storia e di archeologia, di gitanti, clienti del Car e dipendenti delle aziende interne. La ricostruzione/ricollocazione dei muri esterni è ormai sul punto di essere conclusa.

Un particolare dell’area di scavo

Entrambi i “pavimenti musivi” già sono stati infatti accuratamente consolidati e poi attentamente ripuliti, a lungo studiati, ben classificati e valutati quanto a pregio e ad importanza. Non sono due capolavori artistici. Nel primo, le decorazioni consistono solo in una composizione a figure sinusoidi continue (festoni), che forse intendevano rievocare le tende, o le smerlature dei tipici teloni delle terme, mentre il secondo è una combinazione ortogonale di ottagoni concavi e di doppie asce. E forse denota – con figure simboliche – un qualche riferimento ai lavori dei campi che nella zona fin dall’antichità venivano svolti con tecniche avanzate ed ingegnose strumentazioni. La funzione più probabile dei due piccoli locali pavimentati a mosaico – posti ai lati di uno spazio centrale più grande – era quella di spogliatoi, di guardaroba o piuttosto di “laconica” (stanze per bagni di sudore con aspettative terapeutiche). Non si può però escludere – a detta degli archeologi – che fossero invece “ritirate” per le cure termali o le applicazioni dei fanghi.

In tutta la zona Sabino-Tiburtina compresa tra la Nomentana e la Tiburtina (Palombara, Tivoli, Guidonia, Cretone, Grotta Marozza) ci sono molte sorgenti fredde e calde, fonti sulfuree, acque ferruginose. <Spendendo una cifra non enorme – spiega Fabio Massimo Pallottini, Direttore generale del Car, che si accinge a inaugurare a metà maggio la pubblica esposizione del manufatto in concomitanza con l’apertura a Roma della XXXI Conferenza della Unione mondiale dei mercati agroalimentari all’ingrosso presso la Fao (Wuwm) – vogliamo valorizzare i mosaici nell’interesse delle comunità locali e del territorio che ci ospita da quindici anni. Nella moderna comunicazione, i valori storico-archeologici hanno eccezionali potenzialità di successo e rafforzano l’identità aziendale. Perciò, siamo molto lieti di aver potuto collaborare con la Sopraintendenza nel trasferire i mosaici nell’aiuola verde del Centro direzionale del Car. E’ un ambito paesaggistico segnato dall’ulivo in un contesto storico dominato dalla cultura agricola, commerciale, logistica. Per ora – spiega il topmanager del Car – non abbiamo mezzi per recuperare ed esporre anche la Villa dei Gallonii ritrovata nei nostri terreni. Ma con la Sopraintendenza potremmo cercare e trovare sponsor per valorizzare una “villa rustica” dove, 2000 anni fa ed oltre, commercializzavano l’ortofrutta ed il pesce proprio come facciamo ora noi. Quando si parla di vocazione territoriale sabina e tiburtina per l’agroalimentare, ci si riferisce proprio ad un’antica e nobile identità di impresa e di lavoro, che noi del Car abbiamo ereditato, sviluppato, ma anche salvaguardato e valorizzato nel più ampio interesse generale alla divulgazione culturale e come contributo alla promozione del territorio>.