Registro Tumori, approvata la legge ma niente fondi. Storia di uno strumento indispensabile mai usato.

La storia del registro tumori della Regione Lazio è uno dei massimi esempi di occasione mancata. A tutto discapito della salute dei cittadini.

Cos’è e come funziona

Il registro, altro non è che una “mappatura” ragionata delle insorgenze delle numerose tipologie di malattie oncologiche, incrociata con altri fattori esterni, tipo la presenza di siti inquinati o altri fattori di rischio che potrebbero far aumentare ​considerevolmente il rischio di ammalarsi. Attualmente, non esiste l’obbligo di raccogliere dati sulle patologie tumorali che possano far risalire al fattore scatenante, lasciando l’iniziativa alle singole ASL o a gruppi di studio. Facciamo un esempio, semplicistico ma calzante. Con un registro operativo e corredato di dati concreti, come la residenza degli ammalati o l’ubicazione del loro posto di lavoro, sarebbe semplice mettere in correlazione diretta l’insorgenza di un determinato tipo di tumore con la presenza di un impianto industriale obsoleto, di una strada trafficata o l’utilizzo di particolari cibi o materiali. E magari adoperarsi per mitigare l’inquinamento e salvare vite umane. E’ quello che si dice “Medicina Predittiva”: evito le cause che secondo dati e studi scientifici, mi porteranno ad ammalarmi.

La legge

Davide Barillari in visita all’ospedale di Palombara Sabina

Nel Lazio (secondo l’AIRTUM) il registro esiste solo nelle province di Viterbo e Latina, mentre è totalmente assente a Roma, Rieti e Frosinone. Dopo un lungo iter durato oltre due anni, con la legge 108/2015 anche la Regione Lazio si è dotata di uno strumento che istituisce finalmente un registro unico e corposo regolato da norme che ne permettano il massimo utilizzo scientifico. Ma al momento è inutilizzabile. <<Purtroppo la giunta Zingaretti non ha dato seguito al finanziamento della legge rendendola di fatto inutilizzabile>>. A parlare in questi termini al Colibrì è il primo firmatario della legge, Davide Barillari del M5S. Che continua. <<L’approvazione della legge è il primo atto indispensabile per rendere veramente efficace il registro, ma la giunta nelle finanziarie regionali successive non ha mai voluto mettere i fondi necessari alla creazione del database, delle procedure da seguire per alimentarlo e all’istituzione del Comitato Scientifico deputato ad analizzarli e a dare risposte>>. Eppure con un minimo stanziamento di 100 mila euro e con l’appoggio di strutture specializzate già esistenti come l’IFO si riuscirebbe a mettere le gambe ad una iniziativa fondamentale per la cura e la prevenzione oncologica.

Lo stato attuale

Massimo Enrico baroni, in una manifestazione a Guidonia Montecelio

Barillari ha presentato, unitamente a tutto il M5S regionale, una interrogazione urgente al Presidente Zingaretti per capire le cause per le quali il registro non è riuscito a spiccare quel volo che tutti i cittadini, a prescindere da quale coalizione politica votino, stanno aspettando da tempo.
Ma le risposte da parte della giunta tardano ad arrivare, trincerandosi dietro non meglio specificate motivazioni organizzative e di reperimento fondi.
Viene da pensare che il motivo scatenante dello stop alla legge sia proprio perché in molti la vedono come targata M5S. Le solite contrapposizioni sui principi e mai sui contenuti che tanto hanno fatto del male al nostro paese. Anche a livello nazionale, la storia non è molto diversa. Il deputato M5S Massimo Enrico Baroni è il primo firmatario della legge che istituisce un registro nazionale, formato da quelli regionali, di modo che i dati siano più possibile completi e descrittivi e che quindi si possa agire ovunque vi fosse l’insorgenza di un sospetto. Baroni è stato nominato relatore della legge, ma ancora non si riesce ad uscire dalle paludi della commissione.

Il futuro

Una situazione paradossale, quindi. Da una parte una strada tracciata per combattere l’insorgenza di malattie terribili, un possibile rimedio preventivo, una buona legge che permetterebbe di attuarlo e un impegno economico decisamente modesto. Dall’altra, il nulla.
Cattiva volontà? Priorità politiche diverse? Non è chiaro cosa impedisca veramente al registro tumori di svolgere la sua attività indispensabile, ma di certo ci si continua ad ammalare.

 

A cura di Marco Cofano e Giuliano Santoboni