Roma: sulle tracce del Caravaggio, nel giorno della sua morte

PREMESSA
Come avrà notato chi ci segue, il nostro giornale si è arricchito di una nuova pagina dedicata all’arte e alla cultura. Questa pagina è curata da Alessandra Paparelli, laureata alla Sapienza, esperta e gran conoscitrice di Storia dell’arte. Certi di fare cosa gradita a chi ci segue, cercheremo di rendere il nostro giornale sempre più interessante e nei nostri progetti vi è l’allargamento alla sua edizione con notizie provenienti da altri comuni del nord est romano.

Con questo articolo , vogliamo oggi ricordare un grandissimo pittore, il Caravaggio, artista visionario.
Il 18 luglio del 1610 si spegneva infatti uno dei pittori più grandi, sommo artista dall’anima tormentata, irrequieta, buia, Michelangelo Merisi detto Caravaggio (era nato nel 1571)

Lo ricordiamo in questa giornata con due suoi celebri dipinti, La Cena in Emmaus, 1601 e con un altro capolavoro, I Bari.

CENA IN EMMAUS  

Un olio su tela dalle luci sapienti, dalle pennellate pregiate. Forse non tutti sanno che anche questo quadro, come molte altre opere del Caravaggio, fecero scandalo ed erano avverse alla Chiesa di allora; il Cristo, resuscitato da tre giorni dopo essere stato crocifisso, esce dalla tomba ed incontra due pellegrini per la strada. I due uomini non lo riconoscono perchè Gesù ha cambiato aspetto; non è più il giovane emaciato e magro, barbuto, ma un ragazzo paffuto dall’aria sana ed imberbe. Sopraggiunta la sera, i tre viandanti (Gesù con i due pellegrini) si mettono in cerca di una taverna per poter mangiare qualcosa e ripararsi. I tre si fermano in una locanda, a Emmaus, un villaggio vicino a Gerusalemme. Si mettono a tavola per cenare ed è soltanto quando Gesù benedice il pane che i due pellegrini lo riconoscono, impauriti e stupiti. Quello di sinistra, attonito e spaventato, sta per fare un balzo dalla sedia per l’incredulità; quello di destra allarga le braccia, disarmato dallo sgomento e dalla sorpresa. Il locandiere assiste alla scena da spettatore, sembrerebbe con superficialità, senza cogliere tutta la grandezza dell’evento.

IL MESSAGGIO ARTISTICO DEL CARAVAGGIOCaravaggio autoritratto
Gesù è risorto dai morti, ma il locandiere sembra non accorgersene. La luce, importantissima per Caravaggio, illumina il personaggio di destra, il quale porta sul petto una conchiglia di San Giacomo, quella che indossano i pellegrini durante il cammino per Santiago di Compostela; allarga le braccia in un gesto che ricorda proprio Gesù sulla croce. La luce che lo colpisce in pieno proviene dalla stanza ma è anche simbolicamente la “luce della conoscenza” (l’uomo ha riconosciuto il Redentore, il Salvatore, ne è quindi abbagliato). Questa è la metafora, il significato profondo che Caravaggio vuole lasciarci, la luce della verità, del sapere e della conoscenza.

LA LUCE, SIMBOLO DI GRAZIA REDENTRICE
La Chiesa non apprezzò affatto questo quadro, come nessun’altra opera del Caravaggio, considerando scandaloso ed indecente il modo in cui proponeva il Cristo, seduto tra pellegrini, in una osteria. Il mondo del Caravaggio era oscuro, era il mondo dei dimenticati, degli ultimi: ladri, bari, prostitute, gente che viveva ai margini della società di allora. A causa della luce cruda che investiva i suoi personaggi, i tratti umani risultavano “duri”, ruvidi e rudi mentre la gerarchia ecclesiastica di allora prediligeva immagini avvolte in una luce delicata e soffusa, quasi piovuta dal cielo, con sfondi ricchi e paesaggi conosciuti. I personaggi dovevano essere “idealmente belli“, come nei dipinti del Medioevo, dove il Cristo, Maria la Madonna e gli apostoli venivano sempre raffigurati nello stesso modo, per risultare subito riconoscibili.
Ma tutto questo non interessava al Caravaggio: l’artista amava illuminare con una luce violenta le sue figure, che collocava sempre in luoghi indefiniti e bui. Soprattutto il Caravaggio non idealizzava gli uomini, al contrario, attingeva alla realtà, prendeva spunto anche dai contadini, dai poveri, dipingeva gli emarginati, i mendicanti, gli storpi, tutta la gente comune.

Altro esempio, I Bari: ogni Caravaggio I Barielemento inserito nella scena è stato studiato nel minimo dettaglio: le carte presenti sulla tavola e quelle trattenute dietro la schiena dal baro in primo piano hanno permesso di capire che il gioco a cui stanno partecipando è probabilmente quello dello “zarro” (molto simile al poker moderno) che tradizionalmente è un gioco d’azzardo dove si possono perdere grandi somme di denaro. E’dipinta la “furbizia”, lui anima tormentata ed inquieta, condannava un vizio od un malcostume, non compreso dalla rigidissima Chiesa di allora. Uno splendido trio, in questo dipinto: la parte lesa, il ragazzo truffato, mentre i due uomini “poco raccomandabili” sono quello al centro e quello più a destra, i quali indossano delle vesti variopinte e nettamente differenti dal ragazzo, identificabile quindi alla prima vista. Anche in questo caso,la luce proveniente dall’esterno, permette di distinguere nettamente le vesti di tutti i personaggi ed oltre a questo anche le mura che circondano i soggetti, dandoci un’idea di dove è ambientata la scena ma anche dei lineamenti del viso, come descritto in precedenza.

Una Roma bellissima, quella dipinta dal Caravaggio ma anche con tanti lati oscuri,  misteri, luoghi di tanta povertà; la Roma del 600 con le sue bellezze e le sue contraddizioni, con la gente ai margini della povertà e della miseria, i vicoli bui, la violenza nelle strade. Caravaggio ha vissuto la propria pittura con la consapevolezza di un visionario e con la sua interpretazione della tecnica del chiaroscuro e dei suoi sapienti giochi di luce, ha anticipato l’uso della luce usata oggi per gli effetti speciali nelle produzioni fotografiche e cinematografiche. Un genio visionario, un artista che non si può non ricordare e visitare ancora nella città eterna. A tale proposito,Per chi abbia piacere e voglia di addentrarsi sulle tracce del grande artista e sulle opere lasciate in città dal Caravaggio, non può non iniziare da Santa Maria del Popolo. Nella chiesa ci si sofferma ad ammirare la Cappella Cerasi e le sue opere; lungo via di Ripetta verso la Chiesa di San Luigi dei Francesi, per ammirare la Cappella Contarelli con le sue opere dedicate al ciclo di San Matteo (Ispirazione, Vocazione e Martirio di San Matteo). Infine la visita nella vicina Chiesa di Sant’Agostino dove è conservata la celebre “Madonna dei Pellegrini“, la Vergine tiene in braccio il bambino, con un lenzuolino bianco simbolo di purezza.

Molti appassionati, amici, ragazzi della Provincia romana e nei dintorni di Roma mi chiedono spesso dove poter ammirare altre opere ancora: molti quadri ed opere sono conservati anche presso la Galleria Borghese, sempre a Roma, Palazzo Doria Pamphilj, Galleria Nazionale d’Arte Antica, Pinacoteca Vaticana.  Un’ottima occasione di una passeggiata romana, provenendo dai dintorni della Capitale, invito perciò esteso a tutti gli amici del nordest romano, da Tivoli a Marcellina, da Guidonia a Monterotondo, da Palombara a Fiano Romano; esperienza magnifica e magiche le tracce dei luoghi romani che hanno ispirato il grande artista.

Alessandra Paparelli

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