Sensibili ai girini: i ragazzi dell’Inviolata salvano migliaia di anfibi da morte certa. La storia delle buche.

C’è chi sulla Selciatella ci va di notte per gettare via rifiuti e veleni, e chi invece spende intere domeniche mattina per salvare girini di rospi e ranocchie varie.

Alcuni delle migliaia di girini salvati

Sono una decina le pozze residuo di sondaggi archeologici, che complice l’acqua piovana e il terreno argilloso, erano divenute negli anni un habitat favorevole alla riproduzione degli anfibi e di tutto quel micromondo fatto di insetti e altri animali predati e predatori che vi circolava attorno. Dovevano essere ricoperte da molto tempo per ripristinare correttamente i luoghi, ma i soldi a carico di chi aveva commissionato quegli scavi (il Comune di Guidonia Montecelio…) non c’erano mai. Finché a dicembre scorso si trovano le risorse (55 mila €, a firma dei dirigenti Angelo De Paolis e Gilberto Pucci) e parte il piano di riempimento delle buche, che alla fine delle lungaggini burocratiche, coincide perfettamente e sfortunatamente con il periodo di riproduzione dei rospi e delle rane. Ma a ricopritori di buche e proprietari di terreni, i girini proprio non erano venuti in mente.

Il salvataggio

Una sensibilità che evidentemente è caratteristica di altri cittadini. <<Migliaia e migliaia di girini di varie specie e con livelli di metamorfosi diversi rischiavano di essere uccisi dall’interramento – spiegano i giovanissimi ragazzi riuniti sotto il nome di “Ragazzi dell’Inviolata” autori di campagne di studio e documentazione sul parco regionale con canali Youtube e pagine Facebook dedicate – e non potevamo rimanere a guardare>>. E quindi via prima a lettere indirizzate a tutti gli uffici comunali, firmate dalla Società Romana di Scienze Naturali della quale molti dei ragazzi sono membri particolarmente attivi, ma vista la mancanza di risposte, sono passati all’azione anche grazie al supporto del naturalista Claudio Manetti. Nella lettera si legge l’urgenza della SRSN e dei ragazzi: “si fa richiesta di bloccare i lavori sino alla conclusione del ciclo biologico 2017 delle specie di Anfibi presenti ” e in quanto le ricerche in tutta l’area “hanno consentito di accertare la presenza delle specie dell’erpetofauna Lissotriton vulgaris, Bufo bufo, Bufotes balearicus, Hyla intermedia, Pelophylax kl. esculentus, Lacerta bilineata, Podarcis muralis, Podarcis siculus, Natrix natrix, Hierophis viriflavus“. Un’emergenza biologica, insomma.

Con una serie di blitz nelle buche argillose, armati di retini e secchi, hanno riempito ogni volta bidoni e bidoni di acqua fangosa brulicante di esserini scuri che nuotano con la coda, e poi via a fare poche centinaia di metri per riversare il contenuto nel “Fontanile del Cupo“, un bellissimo ma abbandonato allargamento dell’omonimo fosso che ospita le stesse specie salvate dai giovani soci.

Francesco Cervoni e Leonardo Santoboni al lavoro nelle pozze per salvare rane e rospi

<<Avremmo salvato decine di migliaia di girini – concludono i ragazzi – ma moltissimo lavoro sarebbe ancora da fare. Chiediamo di darci un po’ più di tempo, o magari aspettare qualche mese che le pozze si svuoteranno dei loro abitanti in maniera del tutto naturale>>.

La Storia

Ma come si è arrivati a creare delle pozze abbandonate?
La storia parte da lontano, da quando cioè nel 2012 la Città di Guidonia Montecelio approva la realizzazione di un asse viario “Selciatella – Tormastorta” che avrebbe portato anche un centro logistico a ridosso della via antica, in alcuni tratti compromettendola seriamente. Si iniziano quindi a fare i sondaggi archeologici della Selciatella, la bellissima strada romana nota come Tiburtina Cornicolana che univa appunto la Tiburtina all’altezza di Setteville con Montecelio, l’antica Corniculum. E come previsto da frotte di archeologi, ambientalisti e semplici appassionati, gli scavi regalano alla storiografia archeologica polposi capitoli di presenze del nostro territorio, con necropoli (ricordiamo quelle intatte con tanto di corredi funerari in oro), ville rustiche, fornaci per laterizi e mille altre situazioni interessanti. Poi, fatte le buche, le vicende archeologiche si susseguono a quelle amministrative e giudiziarie, che con tanto di esposti, denunce e interrogazioni al Parlamento Europeo, decretano la fine di quello che poteva essere uno scempio e un serio attentato al nostro patrimonio storico e naturalistico. La botta finale arriva quando ad ottobre 2015 l’europarlamento comunica che il progetto è stato definanziato a causa di gravi inadempienze amministrative. Di tutto il vecchio piano rimangono solo le buche e il regalo di aver buttato un sacco di soldi pubblici comunali proprio per fare quelle buche e per una progettazione sbagliata: Guidonia Montecelio in tutto ha speso quasi 900 mila euro a fronte di un rimborso di 495 mila.

Un plauso senza retorica a questi giovani per aver salvato i rospi.

Giuliano Santoboni