Teatro Imperiale, ora sono gli abbonati a chiedere spiegazioni al Comune.


dsc_3512-copiaOltre un centinaio tra abbonati,
appassionati e operatori del teatro Imperiale di Guidonia chiuso da ottobre scorso si sono riuniti ieri sera per organizzarsi e trovare assieme una soluzione alla fine prematura del cartellone spettacoli nel ristrutturatissimo palcoscenico di piazza Matteotti.

Ad accogliere la piccola folla Anna Greggi e Andrea Di Giovannantonio, gli organizzatori che per conto dell’Associazione San Babila curavano il programma e la gestione del teatro: “Sono passati mesi ma ancora non abbiamo compreso appieno il motivo per il quale ci viene impedito di portare avanti quella che doveva essere una stagione teatrale fantastica. Non si tratta di sicuro di un problema economico in quanto siamo noi ad essere creditori nei confronti del Comune e abbiamo anticipato con soldi nostri i fondi necessari a coprire gli onorari delle compagnie. Ci viene riproposta ogni voltwp_20161212_22_00_27_proa l’impossibilità di accendere l’impianto di riscaldamento e abbiamo proposto di pensarci noi direttamente, ma l’amministrazione comunale da una parte ci rassicura con lettere nelle quali ci augurano buona fortuna per la stagione, ma dall’altra ci fa trovare le porte del teatro incatenate. È evidente che non c’è volontà di proseguire coerentemente con quanto iniziato”.

Oltre all’analisi della situazione si è passati anche ad una fase propositiva per cercare di capire fino in fondo le motivazioni che hanno portato a questa situazione e per pensare a come poterla risolvere. Continuano gli organizzatori: “Questa voglia di fare corpo unico e cercare delle soluzioni che vadano incontro alla necessità di cultura dei cittadini di Guidonia ci fa solo che piacere e siamo sicuri che assieme troveremo la forma migliore per potersi riappropriare di uno spazio che la cittadinanza sta dimostrando essere vitale”. Si è parlato di manifestazioni, di spettacoli in piazza, di proteste più o meno forti e di incontri con un pubblico ancora più vasto, ma di sicuro il movimento degli abbonati che si sono visti togliere la loro parte di spazio culturale pubblico andrà avanti.

E il tema sull’accessibilità degli spazi pubblici diventa sempre più importante. Basta guardare le cronache degli ultimi mesi per accorgersi che tutti gli immobili comunali che potrebbero avere un utilizzo sociale, aggregativo o ricreativo sono assolutamente indisponibili. Oltre al teatro Imperiale infatti a fare le spese delle chiusure ad oltranza sono il teatro Vittori di Montecelio, quello scolastico di Colleverde, la sala della Cultura dalla quale recentemente tutte le associazioni sono state sfrattate, le biblioteche che non vengono più concesse per attività extra come incontri dibattiti e convegni e chiaramente le palestre comunali che per motivi di certificazione sulla sicurezza hanno lasciato fuori dal portone di ingresso centinaia di atleti di ogni età e le loro famiglie.

Red