Terremoto: la Protezione Civile di Guidonia Montecelio non dimentica nessuno.

Una telefonata, la macchina degli aiuti che si mobilita immediatamente. Decine di famiglie di sfollati di Amatrice spostati da due settimane a Sassa (AQ) lasciati senza aiuti da giorni e giorni aspettano trepidanti un camion di aiuti dalla V.V.A.A. di Guidonia. Cronaca di un giorno di ordinaria umanità.

La Storia

La Protezione Civile V.V.A.A. con sede in via Lago de Tartari a Guidonia, è stata tra le prime associazioni ad arrivare ad Amatrice la tremenda mattina del 24 Agosto. Ed è stata anche protagonista nell’intercettare la solidarietà della Città dell’Aria organizzando e stoccando una formidabile raccolta di generi di prima necessità che sono stati portati gradatamente ai cittadini colpiti dal sisma. Alcuni giorni fa, una di queste famiglie decide di lanciare un grido di aiuto a Serena Di Paolo, la presidente che guida un piccolo esercito di volontari con forza e caparbietà, ma che è ancora capace di mostrare la sua emozione di fronte alle incredibili sofferenze degli amatriciani.

Lorena, assieme ai suoi anziani genitori, è una tra le decine di famiglie di Amatrice che possono beneficiare delle case che erano state costruite vicino L’Aquila in occasione del terremoto del 2009. Ma dopo il primo ed iniziale conforto di trovarsi in una casa vera e propria, iniziano i problemi: sono stati lasciati completamente soli, senza aiuti e senza possibilità di muoversi.

Hanno perso la casa, l’auto e in alcuni casi tutt’altro che isolati, gli affetti familiari e il lavoro. Gli erano stati promessi trasporti gratuiti e generi di prima necessità nei depositi, “basta bussare“. Peccato che nessuno abbia mai aperto, lasciandoli soli al loro destino.

Nella tendopoli di Amatrice conoscono e fanno amicizia con persone straordinarie, come Serena, Maurizio, Mara, Evans, Michele, Giorgio e gli altri ragazzi in divisa blu e si crea un legame che va ben oltre il dovere o la professionalità. Lorena, quindi chiama Serena, dicendo che nessuno mai è arrivato nelle loro nuove case a portargli cibo e vestiti.

Si parte.

Un veloce giro di telefonate e si riempiono ben due mezzi della Protezione Civile e si parte in 7, per scaricare e distribuire. Si prende l’A24 a Villa Adriana, si esce a L’Aquila Ovest, quasi un ora e mezza di viaggio che passa velocemente tra chiacchiere, ricordi e progetti (tanti) al futuro per migliorare il nostro pezzo di mondo.

Lasciato il casello, in dieci minuti si arriva a Sassa, dove una volta c’erano solo dolci colline che ora si sono riempite di schiere di palazzine colorate e antisismiche dove pannelli solari e legno cercano di esorcizzare paura e incertezze. Con i camioncini ci si infila nelle viscere di un palazzo di tre o quattro piani, un ampio parcheggio con colonne di cemento. Arriva Lorena, un sorriso emozionato le illumina il volto. Fa strada al camion con ampi gesti della braccia, quasi a voler far atterrare davvero quell’astronave aliena piena di aiuti e umanità su quello che diventato a forza il suo territorio.

Si scende dalle auto, l’emozione si avverte e si concretizza con abbracci e qualche lacrimuccia, rimasta appesa agli occhi da quando si lasciarono nella tendopoli di Amatrice.

Tutti ringraziano tutti.

 La voce dell’arrivo dei mezzi si sparge velocemente nel comprensorio. Alla spicciolata scendono anziani con il volto segnato da qualche dispiacere, madri e padri di famiglia visibilmente sollevati nel vedere i cartoni di cibo, bambini che stringono giocattoli che a guardarli bene conservano ancora i segni del terremoto.

Si scaricano a terra i cartoni, si fruga tra tutto quel ben di Dio donato e impacchettato dai cittadini di Guidonia Montecelio, si riempiono con moderazione le borse di carta portate anch’esse da Serena e dai suoi volontari, mentre qualcuno va a citofonare alle palazzine più lontane, che magari non si sono accorte dell’arrivo.

E’ un piccolo assedio ai camion, un susseguirsi di ringraziamenti. I cittadini ringraziano i volontari che li aiutano anche a portare a casa la busta, i volontari ringraziano i cittadini perché quello che gli danno con le loro espressioni e il loro riconoscimento supera qualsiasi altro valore.

Caffè, racconti, domande e arrivederci.

Lorena e la sua mamma sono irremovibili: vogliono offrire un caffè nella loro nuova casa a quel gruppo di persone venute da lontano. E allora tutti in fila nell’ampia scala esterna di ferro per raggiungere il primo piano della palazzina, e tutti dentro il luminoso e confortevole appartamento che ci tengono a far visitare integralmente, illustrando le coperte regalate dalla Polizia o lo scatolame rimediato prima di partire.

E iniziano i racconti, ruvidi, duri e disincantati. La notte del terremoto, il rumore, il tremore, il crollo, il buio “ho pregato Santa Rita che si facesse subito giorno per capire da dove venissero quelle urla che chiedevano aiuto“. L’incredulità nel non vedere più la propria città nonostante si fosse poi fatto giorno, la terribile mancanza di risposta all’appello di amici e conoscenti che non si vedevano da nessuna parte.

Come mai queste famiglie sono state lasciate senza una guida, una certezza o un supporto così basilare? 
Come mai è dovuta partire una colonna di aiuti da Guidonia, quando ci hanno detto che i magazzini sul posto sono stracolmi?
Come mai su giornali e televisioni non si parla di loro?

Tra mille interrogativi si fa l’ora di ripartire dall’Aquila con il cuore pieno dei sorrisi dei cittadini, ma in tumulto nell’interrogarsi su cosa c’è da fare ancora.

L’unica certezza: si tornerà presto.

Red.