In the Court of The Crimson King: incontro con Alessandro Staiti, autore del libro

Grande musica e libri a Colibrì News: parliamo dei King Crimson, di Robert Fripp e di un libro uscito recentemente, con presentazioni dell’autore Alessandro Staiti, il 1 dicembre 2016 a Roma.

Per tutti gli appassionati di progressive rock:

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Il giornalista Alessandro Staiti
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King Crimson

Abbiamo incontrato Alessandro Staiti, amico, brillante giornalista radiofonico musicale e sportivo, tanta radio nella sua vita ma anche stampa e web magazine.  Esperto raffinato di rock e progressive rock.

Come lui stesso scrive “IN THE COURT OF THE CRIMSON KING è stato l’album che ha letteralmente modificato il corso della mia vita”.   Alessandro inizia giovanissimo a conoscere la band inglese,  nel 1969  con lo sguardo di un bambino di dieci anni.  Cinque anni dopo li riascolta, durante il suo primo anno di scuole superiori e ne rimane profondamente colpito: “indugiando in uno stato emozionale nuovo ed indefinibile“.   Da quel momento si dedica alla ricerca assidua di tutto quel che riguarda i King Crimson e Robert Fripp. Decide inoltre che sarebbe diventato “a tutti i costi un giornalista musicale”.

Giovedì 1 dicembre, presso la libreria  L’Argonauta – Libri Per Viaggiare, in Via Reggio Emilia, 89 a Roma, Alessandro presenterà al pubblico l’ultima sua fatica letteraria “In the Court of the Crimson King“, un percorso umano, lavorativo e molto significativo anche dal punto di vista emozionale. In questa sua nuova monografia dedicata al primo, leggendario, album dei King Crimson  (considerati i principali fondatori del Progressive Rock), Alessandro ripercorre – con anche il proprio vissuto emozionale – anno dopo anno, le vicende umane e artistiche dei cinque componenti originari: dalla nascita della band inglese fino all’abbandono  di McDonald e Giles.

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Robert Fripp

Grazie a Robert Fripp, una vera leggenda per i cultori della band, i King Crimson (anche con alcuni cambi di organico negli anni e di direzioni diverse musicali) ancora oggi continuano ad influenzare con la loro musica il panorama artistico internazionale.
Il libro sarà introdotto da Nicola Leonzio e Maurizio Baiata, autori delle due prefazioni al volume.

Personalmente siamo molto felici di ospitare e parlare di cultura musicale raffinata, creativa, di un ottimo libro – possiamo dire –  “fedele compagno di viaggio” sia per chi conosce ed ascolta la band inglese sia per chi, come i giovanissimi e non solo, non ne abbia mai sentito parlare. Al centro di tutto c’è Robert Fripp:  nel maggio 1979 il primo incontro di Alessandro con l’artista, gli equivoci sorti nel 1982, a seguito della  pubblicazione per Lato Side Robert Fripp & King Crimson, il libro che gli diede “la spinta definitiva alla propria carriera di giornalista musicale”, il saluto tolto da parte dell’artista e l’amicizia interrotta; un nuovo incontro nel 1987, quando Alessandro fu inviato dal manager e promoter Claudio De Rocco ad un corso di Guitar Craft in Vassieux en Vercors, piccola località delle Alpi francesi, come “il giornalista che avrebbe dovuto presentare la scuola di chitarra di Robert Fripp in Italia”.

Ci racconta AlessandroDopo il primo corso in Italia,  nel 1989 (ne parlo nelle pagine del libro) ho frequentato il Guitar Craft con regolarità dal 1992 al 1997 in giro per il mondo, soprattutto Germania, Italia e USA“.  Un’amicizia raccontata di decenni in decenni, altalenante, che si interrompe e che si rinnova, che riparte anche recentemente  proprio grazie ai social, in questa nostra era ipertecnologica;  un ritrovarsi proprio grazie a Facebook.   Fripp, artista eccezionale, compositore, sofisticato polistrumentista, fondatore del gruppo, dotato di un talento “magico”, grande personalità a volte anche difficile,  genio della chitarra, superbo, baciato da una tecnica magistrale: tutte qualità che lo collocano con pieno diritto tra i chitarristi-icona del rock e del rock progressive in particolare.

Alessandro, vorremmo condensare la tua emozione, i tuoi sentimenti. C’è un mondo che parte da quel primo album che descrivi e che arriva ad oggi; dal tuo primo incontro con il chitarrista del gruppo, leader della band, fino ai giorni nostri: quali sono i due momenti più importanti che ti legano a lui? 

Il primo incontro a Roma – ci racconta Alessandro Staiti –  e quando ho suonato insieme a lui a Gibellina. Li vedrei come la chiusura di un cerchio: il momento in cui l’ho conosciuto di persona: l’inizio;  il momento in cui abbiamo suonato insieme nella sua stanza – ovvero il sogno fatto 17 anni prima che si avvera, la chiusura del cerchio”  

Questo un passo significativo del libro, che riportiamo fedele, a proposito del sogno fatto “Durante un corso a Gibellina, in Sicilia,si realizzò un’altra coincidenza significativa e del tutto singolare: nel 1974, circa diciassette anni prima, avevo sognato che Fripp era seduto di fronte a me, con la chitarra a tracolla, io gli stavo di fronte con la chitarra tra le mani, e mi stava impartendo una lezione mentre suonavamo insieme. Nel sogno, ci trovavamo aRoma. A Gibellina mi trovai in un incontro personale con Fripp, chitarra alla mano, e Fripp era seduto di fronte a me, con la chitarra a tracolla. Suonammo insieme uno dei pezzi che più ho amato nel Guitar Craft, Hope di Antonio De Honestis, un allievo italiano della prima ora. Il sogno che avevo fatto tanti anni prima era identico, sebbene ambientato a Roma e non in Sicilia; e, nel 1974, Fripp era ben lontano dall’avviare una scuola di chitarra. Quando glielo dissi, mi rispose che diversi allievi di Guitar Craft gli avevano raccontato di aver fatto sogni simili”.

L’album da cui prende il titolo il tuo libro, è generalmente considerato uno dei più grandi album del rock progressive: che cosa denunciava Robert Fripp nel 1969 e quanto abbiamo oggi della crisi dell’uomo moderno, nella politica e nella società?  

Nel 1969, i Crimson hanno denunciato la guerra in Vietnam e l’imperialismo americano, addirittura dedicando 21st Century Schizoid Man a Spyro Agnew, il vice presidente USA. Le parole di Schizoid Man sono una denuncia dell’artiglio di ferro dell’aquila americana e della paranoia dell’uomo moderno, che ottiene tutto ciò di cui non ha bisogno, quindi c’è la denuncia del capitalismo come induttore di falsi bisogni;  si parla anche di avvelenamento dei cibi (in Cat Food)
e di tanti altri aspetti che possiamo immaginare se ripensiamo alla Summer Of Love americana, al 68 ed tutto quel che ne deriva. Soltanto che Fripp non è il classico hippy un po’ naif e tutto “flower power” e “love”, è un hippy intellettuale che si interroga in modo non convenzionale su tutti gli aspetti più convenzionali della realtà che vive.  Per esempio non ha mai fatto uso di droghe,  le considera un grimaldello per aprire una porta che invece dovrebbe essere aperta senza l’aiuto di alcuna sostanza:  per esempio con la meditazione e l’osservazione di sé”. 

Alcuni critici considerano In the Court of the Crimson King un concept album che riflette sulle paure dell’uomo contemporaneo. Lo immaginiamo un crudo resoconto delle paure e delle angosce umane del ventunesimo secolo: l’uomo solo, alienato, la  vita a ciclo continuo, i negozi aperti 24 ore su 24, il villaggio globale di Internet che ci da la possibilità di produrre come, quanto e quando vogliamo, la crisi del lavoro, le lotte sociali, il capitalismo sfrenato ed incontrollato. Robert Fripp era angosciato da qualcosa, in particolare?

Robert non è afflitto da nessuna cosa in particolare; non è neanche alla ricerca della felicità, che per lui è semplicemente l’opposto dell’infelicità. Se c’è una ricerca costante in Fripp è la ricerca della consapevolezza, della correttezza, dell’onestà nei confronti di se stesso e degli altri. La musica dei King Crimson rispecchia a fondo questa ricerca. Il gruppo si è sciolto ogni volta che stava per accedere ad un successo di massa. La musica dei King Crimson è una musica consapevole”. 

Appuntamento imperdibile dunque, per gli appassionati e per approfondire questo rapporto umano, artistico e professionale, giovedì 1 dicembre 2016, alle ore 18.00, presso la Libreria Argonauta, Via Reggio Emilia 89 – Roma.

Alessandra Paparelli