Tribunale di Tivoli: Terza udienza nel processo penale contro Manlio Cerroni “and company” per la costruzione del TMB che ora rischia la demolizione

COMUNICATO STAMPA

S’è svolta giovedì 27 settembre la terza udienza del processo penale intentato dal Tribunale di Tivoli contro il proprietario, il gestore, il costruttore ed il direttore dei lavori dell’impianto per il trattamento dei rifiuti (TMB) ubicato all’Inviolata di Guidonia, nel centro del Parco regionale naturale archeologico ed a pochi metri da un bene puntuale archeologico, tipizzato nel PTPR.

Udienza “di passaggio” verso quella fissata per il prossimo 22 ottobre, in cui saranno ascoltati numerosi testi, tra cui l’ex Soprintendente al Paesaggio Giorgio Palandri e la funzionaria Stefania Panella.

Il giudice penale ha ricordato, tra l’altro, che incombe sul procedimento la scure della prescrizione, per cui ha dichiarato di voler affrettare i tempi per arrivare alla sentenza entro la fine dell’anno. Il reato (abuso edilizio) è di tipo “contravvenzionale”, si estinguerà infatti presto, se il Tribunale non giungerà a formulare una sentenza entro cinque anni dal momento dell’accertamento, cioè in questo caso, dal sequestro giudiziario nell’estate del 2014.

L’udienza si è svolta a pochi giorni dalla prenuncia della Corte di Cassazione che ha, ancora una volta ed in via definitiva, respinto il tentativo degli avvocati di Cerroni di dissequestrare l’impianto TMB sulla base del “condono di Natale”, ossia sulla base della delibera del Consiglio dei ministri a guida Gentiloni, con la quale la Regione Lazio ha poi chiuso il procedimento amministrativo cosiddetto di “rinnovo dell’AIA” del 2010.

Ma nei giorni scorsi c’è stata pure, da parte stavolta della Procura della Repubblica di Roma, la chiusura delle indagini con la richiesta di 25 rinvii a giudizio per alcuni reati penali (falso ed abuso d’ufficio) relativi alle autorizzazioni (la “variante non sostanziale” del luglio 2015) rilasciate allo stesso impianto TMB di Cerroni da funzionari regionali con l’avallo di dirigenti comunali guidoniani, del MIBACT e della Società Autostrade.

È bene inoltre ricordare che al TAR si discuterà nella prossima primavera proprio sul cosiddetto rinnovo, “ideato” dai funzionari regionali e seguito poi dal beneplacito del Consiglio dei ministri. Nella circostanza, ai giudici del TAR è stato chiesto, in primo luogo, di esprimersi sul cosiddetto e “chiacchierato” rinnovo dell’AIA, ovverosia se si sia in presenza di un procedimento amministrativo inventato dalla Regione o meno.

Questa vera e propria “tempesta giudiziaria” che si sta abbattendo sull’impianto gestito dalla Ambiente Guidonia srl (l’ennesima società nata da una costola del CO.LA.RI. di Manlio Cerroni raggiunto dall’interdittiva antimafia) si è originata grazie all’attenzione continua ed alle lotte in difesa del territorio espresse dalle associazioni e dai comitati locali, oltremodo responsabili e consapevoli di non aver ancora raggiunto gli obiettivi più generali di salvaguardia ambientale e tutela della salute nelle aree a nord-est di Roma.

 Comitato per il Risanamento Ambientale